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Studio di metodi per l'identificazione delle particelle

Estratto della Tesi di Eleonora Rossi

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CAPITOLO 2. RIVELATORI DI PARTICELLE 11 identicazione della particella. Una schematizzazione suddivide i diversi rivelatori in due categorie: rivelatori di posizione: un sistema di rivelatori di posizione, immersi in un campo magnetico, va a formare dei tracciatori, rivelatori che usano gli urti atomici per campionare le tracce delle particelle cariche e misurano la quantit a di moto (impulso) della particella; rivelatori di energia: un sistema di calorimetri determina l’energia di una parti- cella; la particella viene completamente assorbita. Esistono due tipi di calorimetri: elettromagnetici e adronici. Vediamo ora in dettaglio le principali caratteristiche e qualit a di un rivelatore. 1. Sensibilit a Rappresenta la capacit a del rivelatore di produrre un segnale utilizzabile per un certo tipo di radiazione in un certo intervallo di energia. Nessun rivelatore pu o essere sensibile a tutti i tipi di radiazione. I rivelatori sono invece progettati in modo tale da essere sensibili ad un certo tipo di radiazione in un certo intervallo di energia dato: uscire fuori da quest’intervallo ha come eetto quello di fornire un segnale inutilizzabile o con un’ecienza fortemente diminuita. La sensibilit a dei rivelatori dipende da diversi fattori: la sezione d’urto di interazione nel rivelatore; la massa del rivelatore; il rumore intrinseco al rivelatore; il materiale di protezione che circonda il volume sensibile dei rivelatori. 2. Risposta del rivelatore Molti rivelatori, oltre a rivelare la presenza di radiazione, sono in grado di fornire alcune informazioni sull’energia della radiazione stessa. Ci o segue dal fatto che la quantit a di ionizzazione prodotta dalla radiazione in un rive- latore sia proporzionale all’energia che la radiazione rilascia nel volume sensibile. Se il rivelatore e abbastanza grande da far s che la radiazione sia completamente assorbita, allora questa ionizzazione d a una misura dell’energia della radiazione. Comunque, a seconda del rivelatore, questa informazione potrebbe essere conservata o meno quando il segnale viene elaborato. In generale il segnale in uscita ai rivelatori elettronici assume la forma di un impulso di corrente. La risposta del rivelatore rappresenta quindi la relazione che intercorre tra l’energia della radiazione e la carica totale o l’altezza dell’impulso del segnale in uscita. Per misurare lo spettro dell’energia, dobbiamo considerare come fattore importante la funzione di risposta del rivelatore. Essa e la distribuzione delle altezze di impulso osservata dal rivelatore quando questo viene bombardato con un fascio monoenergetico di radiazione data.
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Studio di metodi per l'identificazione delle particelle

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Informazioni tesi

  Autore: Eleonora Rossi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: fisica
  Relatore: Fabrizio Petrucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 50

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