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John L. Mackie e l'ontologia morale

Estratto della Tesi di Michele Grossi

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  10 oggettivisti definiscano diversamente l’attività corrispondente a «saying, thinking it to be so, that some act is wrong». I primi la vedono come «an attitude of disapproval», mentre i secondi come «a moral intuition» definendo quindi in modo diverso la medesima cosa. Per Hare le differenze tra soggettivismo e oggettivismo sono quindi totalmente inconsistenti: It is true that if one person says that a certain act is wrong and another that it is not wrong the objectivist will say that they are contradicting one another; but this yields no significant discrimination between objectivism and subjectivism, because the subjectivist too will concede that the second person is negating what the first has said, and Hare sees no difference between contradicting and negating. (Ethics, p. 21). La differenza tra i due autori può essere ridotta al fatto che, per Hare, quando in ambito etico si discutono le questioni ontologiche si pongono problemi che potrebbero essere esposti in termini concettuali e logici, 22 cosa che per Mackie è invece impossibile. Mackie, infatti, non condivide l’attitudine metodologica di una certa filosofia analitica che sostiene che i problemi filosofici siano esclusivamente problemi del linguaggio. Egli ritiene invece che i problemi del linguaggio siano solo alcuni dei problemi dello statuto dell’etica e, accanto ad essi, fa riemergere la questione dell’oggettività dei giudizi e dei valori morali. Per il filosofo australiano è inaccettabile non cogliere la diversità tra il piano linguistico e quello ontologico o cercare di ridurre il secondo al primo. Nel saggio Confusioni sul concetto di soggettività Hare inizia affermando: Le espressioni oggettivo e soggettivo così come sono usate nella teoria etica, nonché i termini oggettivismo e soggettivismo […] risentono di un groviglio di confusioni tra loro collegate. 23 La distinzione tra teorie soggettivistiche e teorie oggettivistiche è interna alle cosiddette teorie cognitivistiche, definite da Hare descrittiviste, vale a dire quelle teorie che sostengono che i giudizi morali sono descrittivi, in opposizione alle teorie che sostengono il contrario, dette non-descrittiviste. Per una teoria descrittivista che cosa descrive un giudizio morale? Nel caso                                                                                                                 22 R. M. Hare, L’ontologia in etica, in: R. M. Hare, Saggi di teoria etica, Il Saggiatore, Milano, 1992, pp. 87-103, p. 91. 23 R. M. Hare, Confusioni sul concetto di soggettività, in: R. M. Hare, Saggi di teoria etica, cit., pp. 19-36, p. 19.
Estratto dalla tesi: John L. Mackie e l'ontologia morale

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John L. Mackie e l'ontologia morale

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Informazioni tesi

  Autore: Michele Grossi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Luca Fonnesu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 30

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Parole chiave

etica
morale
antirealismo
filosofia
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metaetica
soggettivismo
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oggettivismo

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