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Composizione specifica e variazioni spaziali dei macroinvertebrati eulitorali del lago di Piediluco (Italia Centrale) in relazione al tipo di substrato e all’impatto antropico sulle rive

Estratto della Tesi di Andrea Rossopinti

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13 Questi due corsi d’acqua, prima comunicanti tra loro in corrispondenza delle Marmore, hanno subìto nel corso del tempo una netta differenziazione di livello: mentre il Nera effettuava una forte azione erosiva, il Velino al contrario eseguiva un’azione incrostante, causata delle sue acque particolarmente ricche di bicarbonato; per questo motivo il suo deflusso verso il fiume Nera venne ostacolato dalla formazione di un grosso banco di travertino, proprio nella zona delle Marmore, che determinò l’allagamento della maggior parte della piana di Rieti, con la formazione appunto del lago Velino. Da questo grande lago preistorico dovevano emergere varie isolette calcaree (Montecchio, Colle di S. Pastore, Colle S. Balduino, Montisola, Colle di Grugliano). La zona occidentale del ramo che corrispondeva all’attuale lago di Piediluco aveva più o meno la forma attuale, ma con i vari bracci molto più lunghi, mentre la parte orientale aveva una maggiore ampiezza. Oltre al lago di Piediluco, gli altri laghi relitti dell’antico lago Velino sono il lago di Ventina, il lago di Ripasottile e il lago Lungo (Figura 2.2). Il lago di Piediluco mantenne questa configurazione nel corso del tempo, fin quando non vennero aperte delle cave durante il periodo dell’Impero Romano: alcuni storici dell’epoca riportano infatti che il console Manio Curio Dentato nel 271 a.C. avrebbe fatto scavare un canale nella diga di travertino delle Marmore per liberare la piana di Rieti dalle acque stagnanti, che rendevano la zona paludosa e malsana. Questo canale, che prese il nome di Cava Curiana, permise alle acque di defluire nuovamente nel fiume Nera. In questo modo le acque rimasero solo nelle aree più depresse e l’antico grande bacino lacustre si suddivise in una serie di bacini lacustri minori, distribuiti come lo sono attualmente. La situazione si stabilizzò in questo modo, fin quando la Cava Curiana rimase in piena efficienza. Intorno al 1100, l’attività incrostante del Velino ostacolò nuovamente lo scolo delle acque, e di conseguenza si riformò un nuovo grande lago, che dalle Marmore si estendeva fino ad occupare gran parte della Piana di Rieti, riprendendo circa la stessa conformazione dell’antico lago Velino. Alla fine del 1400 si tentò nuovamente di risolvere il problema tramite l’escavazione di una nuova cava, nel tentativo di ripristinare il deflusso delle acque del Velino nel fiume Nera; questa cava ebbe però numerosi problemi, in quanto sembra che si occludesse molto facilmente. Due nuove cave, la Paolina e la Farnesina furono così aperte da Papa Paolo III nel 1545; successivamente
Estratto dalla tesi: Composizione specifica e variazioni spaziali dei macroinvertebrati eulitorali del lago di Piediluco (Italia Centrale) in relazione al tipo di substrato e all’impatto antropico sulle rive

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Rossopinti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Biologia Ambientale
  Relatore: Luciana Mastrantuono
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155

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Parole chiave

ambiente
idrobiologia
macroinvertebrati
scarichi
inquinamento lacustre
chironomidi
oligocheti
piediluco

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