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Maternità e bias percettivi: uno studio pilota sulla percezione degli stimoli visivi nelle madri

Estratto della Tesi di Sabrina Berardo

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14 scelta procreativa mette in evidenza come gli italiani tendano a separare la coniugalità dalla genitorialità attraverso appunto la rinuncia, almeno temporanea, ad avere un figlio, nell’ottica di sviluppare una più solida maturità individuale e un miglior affiatamento di coppia (la stessa scissione la si può trovare anche nei casi di separazione e divorzio, dove queste due esperienze vengono separate dalla sentenza di un tribunale). 1.2.2 La genitorialità “interrotta” Il tema della genitorialità interrotta rimanda necessariamente a quello controverso e drammatico dell’aborto, ovvero l’interruzione dello sviluppo del feto o dell’embrione e la sua rimozione dall’utero della gestante. Come noto, l’aborto può essere spontaneo oppure volontario a seconda che interruzione di gravidanza sia causata o meno da un intervento esterno. Nonostante non sia possibile avere dati certi sull’incidenza dell’aborto spontaneo (in quanto molti casi non giungono alla segnalazione), sappiamo che è molto più frequente di quanto comunemente si pensi: circa un terzo delle gravidanze termina prematuramente con la morte del feto (Zinaman e coll, 1996). In seguito ad un aborto di questo tipo la donna può sperimentare sentimenti di dolore e tristezza legati alla perdita del futuro figlio e al fallimento della propria capacità riproduttiva. La maggior parte delle ricerche sugli effetti psicologici specifici invece dell’aborto volontario indica che in seguito alla decisione di interrompere la gravidanza, non si presentano conseguenze psicologiche o psichiatriche né a breve né lungo termine: sebbene nei giorni successivi all’aborto, le donne che scelgono di interrompere la gravidanza possano presentare un tono dell’umore un po’ deflesso, rimuginazioni e maggior bisogno di isolamento, la maggior parte di loro non può definirsi depressa e probabilmente non svilupperà sintomi depressivi correlati all’intervento (Jansson, 1965; Kretzschmar e Norris, 1967; Pasnau, 1972; Patt e coll., 1969; Simon e coll., 1967; Whittington, 1970). Anche se non si presentano quindi sintomi e condizioni clinicamente significative, l’esperienza della perdita perinatale può essere paragonata ad un vero e proprio lutto che mette in atto gli stessi meccanismi di elaborazione, resi però più complessi dal fatto che non esiste un bambino reale da piangere, non ci sono esperienze o ricordi associati e, nel caso dell’aborto spontaneo, è difficile individuare le cause che hanno
Estratto dalla tesi: Maternità e bias percettivi: uno studio pilota sulla percezione degli stimoli visivi nelle madri

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Maternità e bias percettivi: uno studio pilota sulla percezione degli stimoli visivi nelle madri

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Informazioni tesi

  Autore: Sabrina Berardo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia Clinica e di comunità
  Relatore: Rocco Quaglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 125

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