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Ricerche storico-giuridiche sulla Diocesi di Mondovì nel periodo napoleonico

Estratto della Tesi di Michela Marchesani

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  9   che sarà la detta erezione, allor quando si accomoderanno le altre diocesi di questo stato, secondo l’intenzione già manifestata da questo sovrano”. 12 Il riferimento del nunzio torinese era relativo ad un ulteriore e più articolato tentativo di ridefinizione dei confini vescovili, anche in questo caso da attuarsi sempre sulla base di una nuova articolazione provinciale (ridisegnata nel 1749), proposto da Carlo Emanuele III ai vescovi piemontesi da lì a pochi anni (1751) quando si presentò un “piano di concordia tra diverse diocesi, vescovati ed abbaziali de’ Stati di S.M. di qua da’ Monti per la permuta di varie terre che hanno conclavate le une nelle altre”. 13 Tale piano era finalizzato ad “estendere in modo razionale ed uniforme un potere complesso che passava non solo attraverso le figure del governatore, dell’intendente e del prefetto, ma anche attraverso la sacralità del vescovo, che doveva la sua nomina al sovrano”. 14 Il progetto riorganizzativo era basato su due “riflessi” fondamentali: da un lato “la necessità che vi è di fare questo scambio”, dall’altro l’idea che ogni modifica andasse in qualche modo equilibrata e ricompensata, valutando di caso in caso “l’indennità di ciascuna diocesi che, ciò facendo, può e deve procurarsi”. Il contenuto del “piano di concordia”, come ha messo bene in luce Achille Erba si basava sull’“esigenza fondamentale, sotto il profilo pastorale, di eliminare le distanze delle periferie diocesane dai vari capoluoghi episcopali”. 15 Le ragioni addotte erano la necessità di mantenere l’ortodossia della fede (soprattutto nelle zone soggette all’influenza valdese, cioè le valli pinerolesi) e la disciplina ecclesiastica, oltre alla necessità di agevolare i ricorsi alle Curie vescovili da parte dei fedeli senza doversi sobbarcare “viaggi e dispendi gravissimi”. Gli indennizzi previsti prevedevano di valutare le permute in base al numero di ecclesiastici residenti e di fedeli, oltre ad una valutazione economica di “qualità e quantità de’ benefici tanto curati che semplici, patronati e di libera collazione”. 16 Nel caso della diocesi eporediese, recentemente analizzato da Erba e che possiamo qui sintetizzare a titolo di esempio, era prevista una permuta con le                                                                                                                 12   P. COZZO, “Un affare ridotto a buon termine”, cit., p. 398, Ivi. 13   [Archivio di Stato di Torino (d’ora in poi ASTo)], Sezione Corte, Materie Ecclesiastiche, Materie ecclesiastiche per categorie, cat. 40, mazzo 1 da inventariare, fascicolo 9. 14   G. RICUPERATI, Il Settecento, in Pierpaolo Merlin, Claudio Rosso, Geoffrey Symcox, Giuseppe Ricuperati, Il Piemonte sabaudo. Stato e territori in età moderna, Torino, Utet, 1994, p. 502. 15   A. ERBA, La chiesa dei chierici, in Storia della Chiesa di Ivrea. Secoli XVI-XVIII, [vol. II], Roma, 2007, pp. 62-63. 16   A. ERBA, La chiesa dei chierici, cit., p. 63, Ivi.
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Ricerche storico-giuridiche sulla Diocesi di Mondovì nel periodo napoleonico

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Informazioni tesi

  Autore: Michela Marchesani
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Enrico Michele Martino Genta Ternavasio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 150

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diocesi monregalese
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