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Alberi, piante, fiori: un mondo tra sacro e profano in Ovidio

Estratto della Tesi di Carina Coppola

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10 Cerchiamo allora, -attraverso un breve percorso tra diversi studiosi che hanno preso in considerazione il ‘problema’ del bosco sacro nella letteratura latina- di approfondire la questione, cercando anche di capire in che senso il bosco può essere “sacro”. b) I diversi studi dedicati al bosco e al bosco sacro nella cultura latina E. Malaspina, nel suo articolo, parte dalla storia del vocabolo e dimostra che, mentre, prima di Virgilio, lucus ha esclusivamente valore sacrale e nemus silva saltus valore profano, successivamente, a cominciare proprio da Virgilio, si ha lucus anche in contesti profani, mentre per esprimere la sacralità si possono trovare anche gli altri termini accompagnati però dall’aggettivo sacer. Questi cambiamenti in ambito semantico corrispondono a cambiamenti in ambito culturale, poiché: «mentre il sacro vero e proprio si identifica con il cultuale e mantiene per lo più la sua denominazione di lucus, il bosco profano si carica di valenze numinose ed accoglie tutti i termini del campo (compreso lucus).». 4 La conclusione cui giunge Malaspina in questo articolo –che è solo uno dei tre dedicati dallo studioso al problema 5 - è che -a livello letterario- «è come se fosse esistito un arcilessema ‘bosco’ con lucus, nemus, silva come allofoni, varianti combinatorie ed intercambiabili.» (p. 113). Ma cos’è – a prescindere da come lo si chiami- un bosco sacro? Malaspina ci dà una definizione che al momento possiamo decidere di adottare anche noi: «Il bosco sacro è un luogo inviolabile, ‘altro’ dallo spazio profano che lo circonda, completamente ricoperto da alberi o solo da essi delimitato, solitamente non molto esteso, dedicato al culto e alle cerimonie sacre, con al centro una semplice ara, un tempio o un santuario più complesso.» 6 Dobbiamo però tenere presente che questa definizione considera la sacralità come qualcosa che parte dall’uomo e che riguarda i suoi doveri verso gli dei (e, quindi, non tiene conto della sacralità dovuta alla numinosità, presente soprattutto da Virgilio in poi, come abbiamo visto). 4 E. Malaspina, Prospetve di studio… op. cit., pp. 107- 8; 5 E. Malaspina, Nemus sacrum? Il ruolo semantco del bosco sino a Virgilio: osservazioni di lessico e di etmologia, in «Quaderni del Dipartmento di Filologia, Linguistca e Tradizione classica dell’Università di Torino» 1995; pp. 75- 97; htp://www.academia.edu/2027721/Nemus_sacrum_Il_ruolo_di_nemus_nel_campo_semantco_del_bosco_sino_a_V irgilio_osservazioni_di_lessico_e_di_etmologia, pp. 75- 94; Nemus come toponimo dei Colli Albani e lediferentae verborum tardoantche , in J. R. Brandt, A.-M. Leander Touat, J. Zahle, Nemi- status quo: recent research at Nemi and the Sanctuary of Diana , «Acts of a Seminar arranged by Soprintendenza archeologica per il Lazio, Accademia per il Lazio, Accademia di Danimarca, Insttutum Romanum Finlandiae, Isttuto di Norvegia in Roma, Isttuto Svedese di Studi Classici a Roma at Accademia di Danimarca (Oct. 2- 3, 1997)», Roma 2000; pp. 145- 152; 6 E. Malaspina, Nemus sacrum?...,op. cit., p. 78;
Estratto dalla tesi: Alberi, piante, fiori: un mondo tra sacro e profano in Ovidio

Estratto dalla tesi:

Alberi, piante, fiori: un mondo tra sacro e profano in Ovidio

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Informazioni tesi

  Autore: Carina Coppola
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia Moderna
  Relatore: Valeria Viparelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 98

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