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L'italo-americano degli emigrati lucchesi negli Stati Uniti

Estratto della Tesi di Diletta Caponi

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Italia, creando un flusso di “rimesse” importantissimo per l’economia italiana del tempo (Cecchetti s.d.). Per quanto riguarda l’emigrazione nel periodo tra le due Guerre, essa è caratterizzata da un andamento decrescente. Ciò è dovuto sia alla grande crisi economica del periodo, sia alle restrizioni legislative imposte da alcuni stati in cui si emigrava maggiormente: in particolare, negli Stati Uniti, furono introdotti il Literacy Test Act nel 1917 ed il Quota Act nel 1921 e 1924, che rallentarono decisamente i flussi migratori. Il Literacy Test Act è, infatti, un documento che stabiliva che non sarebbero stati accettati sul territorio statunitense gli stranieri che, al di sopra dei sedici anni, non avessero dimostrato di saper leggere e scrivere in inglese o in altra lingua o dialetto. Il Quota Act è, invece, un documento con il quale si stabiliva una quota di ingresso di nuovi immigrati pari al 3% degli appartenenti alla stessa nazionalità presenti nel territorio statunitense (Turchetta, p. 4). Come possiamo dedurre, quindi, gran parte degli italiani che aveva intenzione di emigrare fu costretta a rimanere in patria. In più, in quel periodo, in Italia imperava una forte politica anti-migratoria ad opera del regime fascista, che voleva evitare la perdita di giovani impiegabili per scopi militari (Golini, Amato 2001, p. 52). Nell’ultima fase del fenomeno migratorio italiano, quella del secondo dopoguerra, mutano i numeri degli italiani che si trasferiscono all’estero rispetto ai primi anni del 1900, e sono diverse anche le destinazioni scelte dagli emigrati. Il boom economico italiano di quegli anni, infatti, attivò un processo di esodo dalle campagne verso le città e le regioni più industrializzate, creando alti livelli di disoccupazione ed eccessi di manodopera, i quali vennero assimilati dai Paesi dell’Europa nord-occidentale e d’oltremare. Oltre agli Stati Uniti, ci si dirigeva prevalentemente in Germania, Svizzera, Francia e Belgio, protagoniste anch’esse di un’importante espansione industriale, oppure verso nuove mete di emigrazione, come Canada, Australia e Sud Africa (Ostuni 2000). Nonostante questi notevoli flussi migratori, degli oltre 25.000.000 italiani emigrati tra il 1876 e il 1976 appena 7.000.000 circa possono considerarsi
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L'italo-americano degli emigrati lucchesi negli Stati Uniti

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Informazioni tesi

  Autore: Diletta Caponi
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Roberta Cella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 107

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Parole chiave

emigrazione
analisi linguistica
italiani all'estero
italo americano
italiani in america
grande emigrazione
lingua dell'emigrazione
lucchesia
figurinai
interferenza linguistica

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