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Il problema della tortura in Italia

Estratto della Tesi di Maria Teresa Argentieri

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16 Esistevano due tipi di ordalia: quella cui partecipavano entrambe le parti e quella cui si sottoponeva il solo accusato. Il primo tipo poteva rivelarsi relativamente mite; prevedeva ad esempio la richiesta ai contendenti di restare in piedi davanti al Crocifisso con le braccia in alto, mentre si celebravano due Messe: il vincitore, e perciò quello giudicato nel giusto, era colui che riusciva a resistere in questa posizione più a lungo. In altri casi l’ordalia assumeva l’aspetto più violento di un duello legale; i due contendenti si scontravano in un unico combattimento nel quale, di nuovo, la vittoria significava aver detto la verità. Il secondo tipo di ordalia serviva a stabilire semplicemente se l’indagato fosse colpevole o meno. Il reo che si protestava innocente si sentiva rispondere: "sta bene, può anche darsi che lei abbia ragione, ma vediamo cosa ne pensa il Padreterno" 47 . Ad esempio, si introduceva nella bocca dell’accusato un pezzo di pane consacrato e se questi non riusciva a ingoiarlo era giudicato colpevole. Esistevano tuttavia anche ordalie più dure, come il contatto di un arto (mani, braccia, piedi e gambe) con ferri arroventati, o con acqua bollente, nella convinzione che se l’accusato era innocente, Dio l’avrebbe protetto dalle ferite. Infatti, era fondato sulla convinzione che "la ragione conferiva la forza" 48 . Il fatto di essere innocente presupponeva uno stato di grazia che consentiva pertanto di superare indenne qualsiasi prova, anche se questa consisteva nel deporre la lingua su un ferro incandescente. L’indiziato insomma essendo “raccomandato da Dio” se la cavava sempre; il colpevole invece non solo usciva dall’ordalia con i piedi arrostiti o fisicamente danneggiato, ma doveva subire anche la pena corrispondente al crimine 49 . Come esempi di ordalie, vediamo in primo luogo l’ordalia dell’acque bollente. Se qualcuno commetteva un certo reato e sorgevano dei dubbi sulle responsabilità, l’imputato veniva condotto vicino a un pentolone che era stato messo in precedenza a bollire. Il giudice gettava sul fondo del recipiente un oggetto (un anello, un sasso, un pugnale di un omicidio ecc.) e l’indiziato doveva ripescarlo immergendo il braccio. Se il braccio veniva ritratto ustionato, l’imputato era considerato colpevole e finiva o sul rogo o decapitato. Se invece usciva indenne, 47 F. DI BELLA, Storia della tortura, cit., p. 74. 48 B. INNES, La storia della tortura, cit., p. 32. 49 F. DI BELLA, Storia della tortura, cit., pp. 74-75.
Estratto dalla tesi: Il problema della tortura in Italia

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Il problema della tortura in Italia

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Teresa Argentieri
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Roberto Zannotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 143

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