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Le seconde Camere in Italia e in Belgio

Estratto della Tesi di Valeria Savarese

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10 far ricorso al Senato quale organo fondamentale per il contenimento delle masse. Si scelse di privilegiare la strada dell’ingerenza diretta attraverso le nomine regie di esponenti fidati, lasciando al Senato un ruolo strumentale alle strategie di Governo. Fu questa una delle ragioni fondamentali per cui le numerose proposte volte a introdurre il metodo elettivo anche per il Senato non trovarono alcuno sbocco legislativo. Si aggravava in questo senso lo sbilanciamento tra una Camera bassa ora ancora più democratica e progressista e un Senato conservatore e filomonarchico. Esemplificativa di questa nuova tendenza è la parabola seguita dalla politica di Crispi sulla riforma del Senato: per circa 40 anni lo statista aveva sostenuto l’urgente necessità di una revisione della Camera alta, considerando una “offesa alla Costituzione” la pratica delle “infornate” e proponendo più volte l’introduzione del suffragio universale; tuttavia, una volta assunta la direzione del Governo (1887), manifestò un cambiamento radicale lasciando totalmente cadere i suoi progetti politici circa la riforma istituzionale e l’allargamento del suffragio. L’ultima fase della legislazione liberale fu segnata, oltre che dal primo conflitto mondiale, dalla conquista per la Camera dei deputati del suffragio universale maschile nel 1912 e dall’introduzione del sistema proporzionale nel 1919. In questi anni si diffuse sempre più la teoria della rappresentanza degli interessi, accolta da buona parte della dottrina europea, che congegnava la Camera alta come sede di tutte le forze vive del Paese, in grado di dar voce a tutte “le supreme necessità e le supreme aspirazioni di un popolo civile” 6 . La funzione del Senato sarebbe stata quella di integrare e correggere gli eccessi derivanti dalla nuova composizione della Camera bassa: si proponeva di operare una differenziazione dei compiti delle due Camere, una incaricata di individuare le direttive generali dell’opera legislativa (la Camera popolare), l’altra in grado di ricostruire in modo tecnico, tramite la competenza e l’esperienza, la forma della legge. Venivano poi proposte sia l’introduzione del metodo elettivo sia il collegamento con i collegi elettorali locali, tramite un’elezione di secondo grado. 6 Così si leggeva nella Relazione dei senatori Greppi e Ruffini nell’ambito della Commissione per la riforma del Senato presieduta dal senatore Tittoni del 1919. Cfr. Relazione della Commissione per la riforma del Senato, 1919, p.7 sgg.
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Le seconde Camere in Italia e in Belgio

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Informazioni tesi

  Autore: Valeria Savarese
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Salvatore Bonfiglio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

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