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Guido Bigarelli da Como. Intarsiatore e scultore in Toscana (doc. 1239 - 1257)

Estratto della Tesi di Enrichetta Berlati

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2 farmacisti e banchieri) senza il vertice ecclesiastico hanno maggiori capacità decisionali, anche nella gestione dei fondi 3 . Intanto Pistoia, pur supportata dai pisani, sconfitta in battaglia da Firenze nel 1228, ad essa deve piegarsi, rimanendole legata fino 1240, quando il figlio naturale di Federico II, Enzo, riesce a riportare la città entro le fila ghibelline. Il decennio seguente è, per Pistoia, una parentesi di pace 4 . Le avversarie Pisa e Lucca, che pur si rinfacciano vicendevolmente l’appartenenza alla fazione guelfa o ghibellina, a seconda delle circostanze politiche del momento 5 , approfittano dell’arrivo di Federico II in Toscana nel 1239 (aveva appena subito la scomunica da parte di Gregorio IX) e si alleano con lui. Per questa alleanza, e per aver bloccato il percorso delle galee papali che dalla Francia navigavano verso Roma, Pisa riceve a sua volta una scomunica 6 . Nel 1243 l’imperatore pone la Garfagnana sotto il vicariato imperiale di Oberto Pallavicini prima e di suo figlio Enzo poi (nel 1244), sottraendola alle mire espansionistiche delle due vicine e controllando così la piø sicura via d’accesso tra l’Italia settentrionale e quella centrale. Tuttavia la situazione va sempre piø 3 Tigler, 2001/2, pp. 113-118, 135 n° 51. La collaborazione tra Capitolo dei canonici e Opera di Santa Croce, in questo periodo di interdetto, dà nuovo senso alla giustapposizione, nel sottoportico di San Marino, delle Storie di San Martino e del ciclo dei mesi: “la perfetta concordia fra il popolo lavoratore e la chiesa lucchese” (Tigler, 2001/2, pp. 117-118). Si noti anche che nel sottoportico della chiesa allestivano i loro banchi farmacisti, banchieri e notai (uno su tutti, Ser Ciabatto, l’autore del protocollo notarile nel quale ricorrono spesso i nomi dei maestri lapicidi impegnati nei lavori del San Martino). 4 Ganucci Cancellieri, 1975, pp. 142-149. 5 Non entrerò nel merito delle ondivaghe scelte politiche del popolo e dell’aristocrazia delle due città. Tendenzialmente si riconosce in Lucca la matrice guelfa e a Pisa quella ghibellina. Per un’idea generale della mentalità politica di Lucca e Pisa, c quale ricorrono fr. Manselli, 1986, pp. 40-43; Herlihy, 1990, pp. 87-98. 6 Diversamente da Lucca, a Pisa l’arcivescovo Vitale rimase al suo posto, che tenne fino alla sua morte nel 1253. E’ di questi anni (1245-1246) il fonte battesimale di Pisa, di Guido Bigarelli, che Garzelli interpreta come fonte dell’interdetto (è del 1245 la seconda scomunica a Federico II): sarebbe da intendersi come un “messaggio di conformità alla fede”, voluto e suggerito dalle due forti personalità di Vitale e del suo futuro successore Federico Visconti. Garzelli, 2002/2, pp. 77- 78, 83, 95 n° 51.
Estratto dalla tesi: Guido Bigarelli da Como. Intarsiatore e scultore in Toscana (doc. 1239 - 1257)

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Informazioni tesi

  Autore: Enrichetta Berlati
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Silvia Tosatti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 195

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