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Prospettive sociologiche nei disturbi dello spettro autistico

Estratto della Tesi di Flavia Anastasi

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13 In qualsiasi contesto spazio-temporale l’essere umano si confronta con dei limiti, questi ultimi possono essere quelli naturali, come nel caso dei cambiamenti climatici indotti dalle calamità. I limiti però, indicano anche le norme e regole costruite nella società stessa (il diritto di voto, il confne stabilito dalla proprietà privata, il limite di velocità con le autovetture…). Se il confne e la barriera possono essere fonte di restrizioni per l’essere umano, nel contempo hanno la peculiarità di garantirgli un certo margine di sicurezza e libertà. In questo ragionamento è lecito domandarsi in una società che cosa sia normale, cioè entro i limiti, e cosa invece non lo sia, ovvero vada fuori dalle barriere prestabilite. È proprio questo concetto di limite che solca la linea di demarcazione tra quello che è accettabile, incluso tra noi in relazione all’altro (il diverso o il disabile), il quale risulta escluso da qualsivoglia comunità. Ad esempio tempi storici passati dimostrano diverse reazioni della società alle disabilità; oggi si conoscono soltanto alcune modalità di abbandono e di eliminazione della civiltà greco-romana riguardo le deformità congenite corporee, che nel costume e nei valori dell’epoca erano considerate caratteristiche repellenti e abiette (Scianchi,2012). Per comprendere il presente è necessario indagare quali modi di intendere la disabilità hanno condizionato il passato e quali orientamenti socioculturali hanno caratterizzato l’agire dei popoli. Senza riferirsi ad una retorica che intenda semplicisticamente non cadere negli errori del passato, si può considerare questa parentesi storica e sociale come una prospettiva che consente di capire l’humus culturale in cui si innescano alcune pratiche sociali ancora presenti nelle società attuali 6 . 6 Ai primordi del ventesimo secolo, la nascita dei test mentali negli Stati Uniti si accompagnava alla generazione di un nuovo tipo di persona: il moron (dal greco moros che si traduce con stupido, che corrisponde all’inglese feeble mindeness, ovvero debolezza mentale.) (Medeghini, 2013:180). La pratica dei test mentali alimentò la decadenza del primato di autorità degli istituti per deboli di mente; nell’America degli anni quaranta si originarono nuove modalità di vita per i disabili intellettivi, come l’inserimento nelle comunità e nelle classi speciali all’interno delle scuole pubbliche. Le stesse classifcazioni subirono delle trasformazioni e si allargarono i confni spaziali in cui poter scorgere tali diffcoltà. I test furono infatti somministrati ai carcerati, alle prostitute, agli studenti ed ai poveri, nell’ottica dell’ampliamento della defnizione di disabili (atto ad includere una moltitudine di categorie sociali tra loro diverse). La debolezza mentale, unitamente alle circostanze ambientali, era identifcata come causa della criminalità ed era ereditaria. A tale scopo, furono eseguiti test su una moltitudine di detenuti al fne di trarre tale conclusione. L’etichetta del deviante associata al ritardo mentale era dunque compiuta. L’utilizzo delle valutazioni di test mentali servirono da supporto per campagne di sensibilizzazione pubblica connesse a temi quali l’alcolismo, la povertà, la criminalità. Il ritardo mentale si manifestava dunque come un problema sociale. Nonostante il fatto che Binet e Simon avessero escluso l’eziologia e il trattamento nell’elaborazione dei test in esame, riferendosi esclusivamente ad una misurazione dello stato mentale attuale dei soggetti, i test stessi fnirono per essere associati a questioni di ereditarietà e si adottarono leggi sulla sterilizzazione e sulla segregazione per i deboli di mente. L’origine dei suddetti test si verifca agli inizi del ‘900 allorquando il Ministro dell’educazione francese intese stabilire una distinzione tra bambini normodotati e non, ai fni di pianifcare una tipologia di educazione differenziata. Binet e Simon svilupparono dunque il primo strumento di misurazione quantitativa dell’intelligenza umana: una scala che prendeva il nome dai due suddetti autori. Nel corso del tempo tale metodologia ha subito numerose modifche e oggi il test utlizzato in clinica e nella ricerca è lo Standford-Binet. Frequentemente viene utilizzato anche il WISC-r (Weschler Intelligence Scale for children-Revisited). Grazie a tali strumenti è possibile identifcare il livello di intelligenza globale dell’individuo, tramite una scala numerica che fssa il limite della norma a 69, fno ad arrivare all’eccellenza con un intervallo che parte da 130 e prosegue oltre. Tali dati sono confrontati con parametri statistici rappresentanti la norma, e si identifca il grado di deviazione evidenziato dalle prove effettuate rispetto ai risultati raggiungibili nella media di una data popolazione. La defnizione oggi comunemente accettata di ritardo mentale nella comunità scientifca e medica è quella fornita dall’ICD-10(Classifcazione Internazionale delle malattie, OMS): “Il ritardo mentale è una condizione di interrotto o incompleto sviluppo psichico, caratterizzata soprattutto da compromissione delle abilità che si manifestano durante il periodo evolutivo e che contribuiscono al livello globale di intelligenza, cioè quelle cognitive, linguistiche, motorie e sociali.” Bisogna necessariamente ricordare che tale tipologia di classifcazione risente delle differenze culturali in cui è stata prodotta e probabilmente non sempre è possibile applicare le defnizioni in popolazioni dalle culture diverse. Così come il DSM V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Associazione Psichiatri Americani,2013) è un altro prodotto della cultura americana che solitamente è utilizzato nell’ambito clinico della diagnosi.
Estratto dalla tesi: Prospettive sociologiche nei disturbi dello spettro autistico

Estratto dalla tesi:

Prospettive sociologiche nei disturbi dello spettro autistico

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Informazioni tesi

  Autore: Flavia Anastasi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze politiche,Sociologia, Comunicazione
  Corso: Comunicazione e pubblicità istituzionale
  Relatore: Michaela Liuccio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 144

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Parole chiave

disabilità
società
network
oms
evidence-based medicine
disturbi dello spettro autistico
scienza e autismo
inclusione scolastica
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