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Mezzi di conservazione delle garanzie patrimoniali e abuso

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Michele Martucci Contatta »

Composta da 99 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 514 click dal 20/06/2016.

 

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Estratto della Tesi di Michele Martucci

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13 previdenza ed e assistenza, e del negozio di destinazione, introdotto nel nostro ordinamento con l’articolo 2645-ter del codice civile). Tra queste forme di segregazione patrimoniale viene, nella prassi, annoverato anche un istituto di matrice anglosassone e di vasta diffusione internazionale come il trust 5 . Tra le caratteristiche fondamentali possiamo sicuramente evidenziare che, a differenza del trust, ove non rileva l’aspetto familiare, presupposto essenziale del fondo patrimoniale è l’esistenza di una famiglia legittima. In caso di scioglimento della famiglia è possibile mantenere il fondo patrimoniale, se si hanno figli minori, sino a quando l’ultimo avrà compiuto 18 anni. In ordine alla forma, il fondo patrimoniale deve essere costituito dai coniugi necessariamente per atto pubblico, mentre quando viene costituito da un terzo può essere predisposto, oltre che per atto pubblico, anche per testamento. Prevede il dovere di destinare i frutti e, più in generale, le utilità tratte dai beni oggetto del fondo, alle necessità della famiglia. L’art. 170 cod. civ. pone un limite all’esecuzione sui beni e sui frutti del fondo. Si prevede, infatti, che l’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non possa aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia esponendo, questa presunzione di conoscenza, il debitore a diversi casi di proposte revoche dei fondi. 5 Il trust è un contratto di matrice anglosassone, diffuso in tutto il mondo, che consente ad un terzo chiamato trustee di gestire taluni beni o l’intero patrimonio del disponente nell’esclusivo interesse di terzi beneficiari. Le origini del trust vanno ricercate tra il XII e il XIII secolo a protezione e salvaguardia delle proprietà dei crociati che si accingevano a partire per la guerra. In principio il trust era utilizzato come una forma testamentaria, ma col passare del tempo raggiunse una sempre più definita causa di salvaguardia patrimoniale. Infatti, proprio i crociati affidavano i propri beni a taluni fiduciarii, affinché li gestissero ed amministrassero in loro assenza. Questo istituto, quindi, tipico dei paesi di common law, dove è disciplinato in maniera elastica e mutevole, non è normato da alcuna specifica legge nazionale del nostro paese. Infatti in Italia non è possibile costituire un trust ma solo trascriverlo e quindi recepirlo in maniera indiretta (L. Gatt, Dal trust al trust. Storia di una chimera, Napoli, 2010). I beni conferiti nel trust subiscono un effetto segregativo rispetto al patrimonio del disponente poiché vengono ad essere gestiti in maniera separata e con finalità specifiche (cfr. A. C. Di Landro, Trust e separazione patrimoniale nei rapporti familiari e personali, Napoli, 2010). L’istituto fu disciplinato dalla Convenzione Aja del 01/07/1985 (ratificata in Italia con legge n. 364/1989) e consta di un rapporto giuridico fiduciario in cui il disponente trasferisce la proprietà di uno o più beni propri ad un altro soggetto da lui nominato, detto trustee. Questi si obbliga a gestire i beni secondo le finalità proprie del trust e nell’esclusivo interesse di uno o più beneficiari indicati nell’atto dal disponente. I beni conferiti in trust, all’atto del raggiungimento delle finalità prefissate, o dopo il decorso del termine di durata stabilito nell’atto istitutivo, vengono poi assegnati in proprietà al beneficiario. I beneficiari del trust possono essere persone, enti di carità, enti in genere, ma anche persone che non sono ancora nate.
Estratto dalla tesi: Mezzi di conservazione delle garanzie patrimoniali e abuso