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Quando lo yin diventa yang: la figura della donna-cavaliere nei romanzi wuxia

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue per l'Interpretariato e la Traduzione

Autore: Monica Secchi Contatta »

Composta da 42 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 956 click dal 28/07/2016.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Monica Secchi

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9 «Ho sentito dire che le azioni degli uomini superiori non destano sospetti negli altri. Il principe mi ha chiesto di non riferire a nessuno quello di cui mi ha parlato, e dunque sospetta di me. Coloro le cui azioni inducono gli altri a sospettare non sono uomini d’azione giusti e responsabili». Decise dunque di suicidarsi, per ispirare in Jing Ke una ferma determinazione, e aggiunse: «Spero che voi, mio caro amico, correrete a portare questo messaggio al principe: Tian Guang è morto per garantirgli il proprio silenzio». (Sun & Martin, 2008: 129) L’ultimo tratto distintivo dei cavalieri erranti è la continua ricerca della libertà, da intendersi come indipendenza da qualsiasi forma di imposizione, che si tratti di una legge o delle più comuni convenzioni sociali. Questo li portava, spesso, a rifiutare persino il ruolo delle autorità, e fu proprio a causa di quest’indole ribelle che molti di loro diventarono fuorilegge (Liu, 1967: 4-7). 1.1.1 Moismo, taoismo, confucianesimo e legismo: il giudizio dei filosofi I cavalieri erranti cominciarono ad emergere come fenomeno in un periodo di fervente attività intellettuale, e i loro ideali incontrano e si scontrano con quelli dei quattro filoni di pensiero più importanti del periodo: moismo, taoismo, confucianesimo e legismo. I moisti rappresentano senz’ombra di dubbio la corrente più vicino alla morale xia, al punto che una delle teorie sulle origini di questa filosofia la vede derivata proprio dal codice d’onore dei cavalieri erranti (Fung, 1948: 49-52). Questa ipotesi sembra essere però smentita da Sima Qian, che nei suoi scritti precisa che “sia i confuciani che i moisti li respingevano [i cavalieri erranti] in quanto indegni di menzione 10 ” (Liu, 1967: 16), un’affermazione che rende difficile pensare che i moisti ne fossero invece gli eredi spirituali. Cionondimeno, le somiglianze tra i due movimenti sono innegabili. Il primo punto di contatto riguarda l’identica interpretazione dell’yi ( 義). Se nel linguaggio comune questo carattere indica l’imparzialità di un individuo e la sua capacità di essere moralmente corretto, quando riferito ai cavalieri erranti e ai moisti, questo carattere assume il senso specifico di “altruismo” e “giustizia”, due concetti chiave nella filosofia teorizzata da Mo Zi. Il distacco dai beni materiali, la condivisione dei propri averi e la lealtà assoluta e 10 “However, both the Confucians and the Mohists rejected them as being unworthy of mentioning.”
Estratto dalla tesi: Quando lo yin diventa yang: la figura della donna-cavaliere nei romanzi wuxia