Il silenzio della pubblicità. Sacralizzazione e desacralizzazione delle immagini pubblicitarie.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Laura Orsolini Contatta »

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Estratto della Tesi di Laura Orsolini

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11 che renda al linguaggio il suo carattere simbolico, che non si risolve in puro strumento “denotazionale”, ma che possa essere considerato una creazione propria dell’uomo, nella sua indipendenza dal contesto esteriore. Innanzitutto è bene chiedersi: da cosa deriva quest’ossessione dell’uomo verso l’imitazione? Perché costruire simboli? Anche Aristotele se lo era chiesto tanti anni prima nella Poetica e la sua spiegazione è stata che proviamo piacere nel riconoscimento (l’anamnesis di cui parlava anche Platone), nella contemplazione di un copia perfetta della realtà in un’immagine costruita artificialmente; un tale godimento deriva da un amore innato per il sapere, da un nostro stimolo interiore che ci spinge a conoscere. Lo abbiamo detto, Platone considera il logos, inteso come discorso, prioritario rispetto alla singola parola, l’interpretazione logocentrica della realtà è infatti una caratteristica nota della Grecia antica. In Platone il logos è immanente nei dialoghi socratici, ed in Aristotele, in modo ancor più evidente, esso è il principio da cui parte l’esperienza della verità assoluta e fa parte del nous (intelletto) come luce che illumina la conoscenza. Quindi l’interpretazione è possibile solo grazie al nous, ad una forma di razionalità intrinseca all’uomo. Tuttavia, per giungere alla verità esiste, secondo Aristotele, un’altra via, quella metaforica, di cui parleremo meglio in seguito, ma che egli bandisce dalla filosofia, perché in realtà l’unico mezzo veritativo è il logos. Dai tempi della Grecia antica assistiamo, causa complice il sofismo, ad una valutazione scettica del linguaggio e di tutte quelle espressioni che anche in psicologia Piaget chiamava come appartenenti al “pensiero simbolico”. La tendenza greca è l’aspirazione massima all’assoluto, a presentare l’“essere” come un tutto, imprescindibile, incondizionato e incondizionabile dalle parti, pertanto ogni singolo aspetto della vita civile presume tale pretesa assolutistica. Il linguaggio è stato vittima di questa visione olistica, e per spezzare una lancia in sua difesa diremo che in fondo esso adempie alla funzione che gli
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