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L'eco del childrenswear. Dagli abiti chic alla moda sostenibile

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Rosalba Siverino Contatta »

Composta da 58 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1795 click dal 14/10/2016.

 

Consultata integralmente 2 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Rosalba Siverino

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11 I bambini nella loro prima fase di vita neonatale, e anche oltre, sono considerati dalle aziende come mercato secondario poiché non si occupano direttamente degli acquisti a loro dedicati, ma sono i genitori a decidere e a fare l’acquisto dei prodotti, tuttavia i bambini riescono molto spesso a influenzare le scelte di consumo dei propri genitori, e proprio grazie a quest’aspetto che possono essere considerati come mercato di influenza. I genitori diventano quindi per gli operatori del marketing il bersaglio da colpire per raggiungere il loro obiettivo, ovvero quello di sedurli, affascinarli affinché essi acquistino i prodotti. Le strategie utilizzate per far ciò sono due: il “gatekeeping” e il “mini me”. La prima consiste nel far sentire i genitori responsabili e competenti nelle scelte di consumo per i loro bambini e quindi il marketing fa leva su aspetti come la sicurezza, la qualità, l’educazione e la salute. Spesso nei siti web di alcune aziende vengono creati degli appositi spazi in cui i genitori possono interagire, chieder consigli agli esperti e ricevere suggerimenti. La seconda viene utilizzata principalmente dalle aziende di abbigliamento infantile, le quali sfruttano il desiderio dei genitori di prolungare se stessi sui propri figli attribuendo loro le proprie preferenze, i propri gusti e il proprio stile. Vengono proposte delle miniature degli abiti degli adulti , proprio come accadeva nel Medioevo, ma la differenza sostanziale rispetto al passato sta nel fatto che prima vestire i bambini come gli adulti significava rappresentare la classe sociale di appartenenza oggi scegliere di vestire i propri figli “da grandi” significa proiettare su loro l’immagine di sé. Quando i genitori acquistano per i propri figli capi di abbigliamento appartenenti alla categoria delle marche di lusso come Armani, Gucci, Dolce&Gabbana, lo fanno per promuovere socialmente la propria immagine ed entrare a far parte di ambienti sociali dai quali solitamente sono esclusi. Il bambino diventa cosi una sorta di “biglietto da visita” per la famiglia e il genitore è fiero di poter ostentare l’abito griffato del figlio. I bambini all’età di 8-9 anni iniziano a capire il concetto di acquisto e diventano man mano dei consumatori attivi e autonomi in grado di compiere delle scelte , quindi da mercato secondario si trasformano in mercato primario al quale
Estratto dalla tesi: L'eco del childrenswear. Dagli abiti chic alla moda sostenibile