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L'efficacia dei soldati in combattimento: motivazioni e morale dell'esercito italiano nelle due guerre mondiali

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Domenico Silvestro Contatta »

Composta da 190 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 860 click dal 26/10/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Domenico Silvestro

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bombardamenti nemici 3 . La ricostruzione del giornalista tendeva ad esaltare non solo le qualità del Generale Cadorna, considerato uomo dalla volontà ferrea, intelligente e modesto, ma anche quelle del Re, sempre presente e pronto ad incoraggiare gli uomini al fronte. Gli ufficiali, pur essendo gentili e benevolenti, mantenevano la disciplina in maniera impeccabile, punendo quando necessario e vivendo in prima linea con i soldati. In conclusione, l'esercito visto da Colombi era un esercito in cui regnava il senso del dovere, in cui un intero popolo s era unito in una guerra combattuta in maniera eroica e che sarebbe stata di sicuro vinta, poiché nessuna fortezza avrebbe potuto resistere alla risolutezza degli italiani 4 . Sembra essere un ritratto davvero diverso da quello che si può immaginare osservando le considerazioni di austriaci e tedeschi. In effetti, pur essendo questa visione eccessivamente ottimistica, tanto da suscitare qualche sospetto sull'obiettività del giornalista, non si può negare che l'esercito italiano avesse sicuramente alcuni punti di forza né che la sua efficienza fosse poi così lontana, almeno sulla carta, dai grandi eserciti europei che si davano battaglia sul fronte occidentale e su quello orientale. Ma cosa si intende per efficienza? Secondo lo storico ed esperto di storia militare Giorgio Rochat, quello dell'inefficienza dell'esercito italiano è sostanzialmente un luogo comune. Secondo la sua teoria, è difficile misurare l'efficienza di un esercito valutandone semplicemente la vittoria o la sconfitta, né tanto meno mettendolo in relazione con gli altri eserciti in campo. Ogni battaglia è diversa da qualsiasi altra ed in ognuno di questi casi vanno analizzati sia l'organizzazione interna, che il nemico ed il tipo di guerra che si sta combattendo 5 . Nel caso dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale, l'organizzazione dell'esercito, pur con alcune dèfaillance, regge a disfatte pesanti come quelle seguenti alla Strafexpedition o al crollo di Caporetto, riuscendo a contenere il nemico e a ripartire al contrattacco. Nonostante l'Italia sia un Paese semi-industrializzato e con evidenti dissidi politici interni, essa riesce a sostenere al fronte circa due milioni di soldati, reggendo l'urto dell'Austria-Ungheria e della Germania. Il primo conflitto mondiale si trasforma presto in una guerra di trincea, quindi lo scopo principale per i belligeranti è quello di resistere quanto più possibile al 3 Emile Colombi, L'esercito italiano, impressioni dal fronte, in "Rivista Militare italiana",1916, pp. 329- 340 4 Ibidem, pp. 446-456 5 Giorgio Rochat, Ufficiali e soldati, cit., pp. 16-19 9
Estratto dalla tesi: L'efficacia dei soldati in combattimento: motivazioni e morale dell'esercito italiano nelle due guerre mondiali