Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

In tlilli in tlapalli, la tinta negra y roja: il sapere e la lingua nahuatl in Messico

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Francesca Panajo Contatta »

Composta da 83 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 222 click dal 11/11/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Francesca Panajo

Mostra/Nascondi contenuto.
rappresenta un dualismo di fondo: il portare all’esagerazione il suo modo di vestire, porta ad una negazione dei suoi stessi principi. Ulteriore caratteristica di quest’uomo è la sua volontà di chingar, ma di non essere chingado. Termine dai molteplici significati, viene qui utilizzato da Paz per definire il desiderio di aprire un’altra persona, di penetrarla, di violarla. Riconducibile al mito della Chingada, la Madre violata, e per derivazione alla Conquista, “ser chingado” rappresenta l’atto del darsi, di aprirsi ad un’altra persona; di essere violato. E proprio come una donna, considerata come uno strumento da questo popolo, un popolo machista, l’uomo verrebbe ribassato al suo livello; aprirsi, fidarsi, darsi, sono caratteristiche esclusivamente femminili. Simbolo di tale concessione è donna Malinche 14 , amante di Cortés, che rappresentando l’aperto, il violabile, in contrapposizione al chiuso, serrato, e avendo commesso un tradimento nei confronti dei messicani, non verrà mai più perdonata 15 . È l’uomo dunque che chinga, ed è la donna ad essere chingada. 1.1.1 Il doppio ruolo della Malinche Simbolo di mediazione linguistica, amante di Cortés e donna violata, Malinalli 16 porta con sé e con il suo nome un carico di ambiguità e di connotazioni negative. Raffigurata da José Clemente Orozco come Eva mexicana 17 , viene identificata attraverso il binomio che la caratterizza: quello di traduttrice-traditrice. Scelta da Cortés per le sue doti linguistiche e la dimestichezza con le lingue quali il náhuatl, maya e spagnolo, garantì al condottiero spagnolo non solo il contatto linguistico con il nemico, ma altresì un accesso privilegiato al mondo 14 Appartenente ad una nobile famiglia di tributari aztechi, e dunque di lingua messicana, Malinche fu offerta in dono come schiava agli spagnoli. Essa divenne un importante strumento di mediazione linguistica per Cortés e la sua opera di Conquista. 15 O. Paz, El laberinto de la soledad, Postdata, Vuelta al laberinto de la soledad, p. 35. 16 Malinalli o Malintzin, di origine náhuatl, venne ribattezzata dagli uomini di Cortés col nome di Marina. Il transfer nominale venne attivato dagli spagnoli che, non riuscendo a pronunciare il corretto termine n áhuatl, cambiarono la sillaba finale /tzin/ in /ch/ ottenendo per l’appunto Malinche. 17 Nell’opera di José Clemente Orozco, la Malinche e Cortés vengono paragonati ad Adamo ed Eva che, attraverso la loro unione, rappresentano il mestizaje del Nuovo Mondo e la sottomissione della razza resa da una figura giacente ai loro piedi. Malintzin, un’india traditrice del suo popolo, antepone ad esso il suo amore per Cortés, dal quale nascerà il primo meticcio messicano. 12
Estratto dalla tesi: In tlilli in tlapalli, la tinta negra y roja: il sapere e la lingua nahuatl in Messico