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Orizzonti rituali tra antropologia e psicoanalisi

Laurea liv.I

Facoltà: Studi Umanistici

Autore: Miriam Musella Contatta »

Composta da 58 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 471 click dal 05/12/2016.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Miriam Musella

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9 una volta e per tutte. La precarietà della vita dell’uomo magico, la sua perenne esposizione alla fame, la sete e agli improvvisi attacchi dei predatori, facilitano il rischio della sua perdita. Pertanto, il fatto che la presenza abbia un carattere revocabile, implica che sia qualcosa di acquisito culturalmente; “l’esserci nel mondo” Heideggeriano, a cui l’antropologo si riferisce, non si delinea come un fatto naturale, bensì è frutto di un percorso storico di individuazione, per il quale la storia della “persona” coincide con la plasmazione culturale dell’io. Dunque, ogni qual volta un evento determina l’abdicazione della presenza, sfumano i confini fra Io e mondo; l’uomo magico non ha più l’energia necessaria per padroneggiare quest’ultimo, e le proprie rappresentazioni non possono trattenersi dal diventare atto: l’olonismo. In questo scenario, il mago si configura come una sorta di “Cristo magico”, mediatore di salvezza fra io e mondo, che riscatta la collettività dal rischio di non esserci tramite l’istituzione di una ritualità magica. Dunque, i rituali di fattura e controfattura, svolti dallo stregone, assumono un’importante funzione storica: in tal modo, la perdita della presenza e il suo relativo riscatto entrano sotto il controllo dell’uomo. Così, mentre gli antropologi evoluzionisti legavano la magia al tentativo dell’uomo di conoscere il mondo e di modificarlo, per de Martino il magismo nasce per garantire un mondo (non ancora assodato) in cui l’esserci possa rendersi presente. Come scrive l’autore, in Sud e Magia (1959), l’accettazione del rischio esistenziale di “essere-agito-da” corrisponde solo alla prima fase del percorso di destorificazione del negativo; mediante esso, la negatività quotidiana, presente nella storia, viene assorbita e risolta nell’orizzonte metastorico magico o religioso; un piano mitico in cui il senso delle azioni e dell’uomo è già descritto e anticipato nel suo buon fine. Lo sviluppo di queste forme culturali permette il passaggio dall’ “essere-agito-da” all’ “agire”, e il pieno riscatto di una presenza in crisi. I riti, siano essi di natura magica o religiosa, si delineano dunque come dei “discorsi protetti”; con questa definizione, de Martino si riferisce in particolar modo alle lamentazioni funebri lucane analizzate in Morte e pianto rituale. Dal lamento funebre antico al pianto di Maria (1958). I rituali funebri del folklore lucano, i quali vedono come attori le lamentatrici professionali che “sanno
Estratto dalla tesi: Orizzonti rituali tra antropologia e psicoanalisi