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Un modello di recupero dei fienili delle Valli del Natisone

Tesi di Laurea

Facoltà: Architettura

Autore: Damiano Mesaglio Contatta »

Composta da 48 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 363 click dal 05/12/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Damiano Mesaglio

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11 Renzo Rucli, profondo conoscitore del territorio in esame, scrive: «Nel divario tra il ciclo di crescita naturale dei boschi e la necessaria continua opera di manutenzione dei prati da parte dell’uomo, si può misurare, sospendendo il puro conto economico, il “valore inestimabile dei prati”» 5 . La Natura si sta riprendendo tutto ciò che è stato pazientemente e faticosamente costruito nel corso delle generazioni: tali perdite si aggravano considerando la storia della Benecija, un contesto in cui l’attività antropica destinata all’autosostentamento definiva dei segni indelebili nel paesaggio fortemente caratteristici e caratterizzanti, in un’attività di costruzione estremamente attenta al luogo. Nell’introduzione all’edizione italiana de La costruzione del territorio: uno studio sul Canton Ticino, Daniele Vitale scrive: «il territorio è inteso come costruzione complessa e antica, sedimentata nel tempo; non è possibile distinguere al suo interno tra natura ed artificio, tanto essi sono connessi e interrelati. E queste forme del paesaggio e della terra derivano innanzi tutto dal lavoro, dalla fatica degli uomini, dalla loro lotta per la sopravvivenza. Per questo ogni territorio appare ai suoi abitanti come condizione fisica, come limite, ma anche come riferimento e patria. Esso esprime una cultura e una soggettività, le sue forme sono divenute memoria collettiva e forme introiettate. Così un sistema di edifici, di tracciati di villaggi, si identifica alla fine con la struttura stessa del territorio, con la sua lontana eredità» 6 . Con il termine architettura vanno, quindi, intesi tutti quegli elementi che contribuiscono alla costruzione e alla definizione del territorio generalmente considerato, come una sommatoria di costruzioni urbane e di paesaggio, detentori di fatti accaduti, cultura, permanenze ma soprattutto evoluzioni, con una finora sconosciuta sovrapposizione tra i concetti di storia e di geografia. Paolo Biadene in Rassegna n. 83 (dal titolo Il regionalismo nell’era della globalizzazione), citando Lisa Ronchi in L’Architettura di Bruno Zevi n. 44, 1959, riporta le parole dell’architetto Edoardo Gellner, il quale definisce il paesaggio non solo come «l’intatta natura nel suo grandioso scenario di cime, boschi e prati, ma anche l’opera dell’uomo che in quest’ambiente si è inserita, trasformandolo e creando al paesaggio un nuovo volto, realizzando insomma un paesaggio costruito e umanizzato» 7 . Infatti, la necessità di ricavare degli spazi piani in un territorio prevalentemente montuoso per usi agricoli diventa occasione di architettura, dando luogo alla cultura dei terrazzamenti: i campi vengono resi pianeggianti regolando il suolo più adatto a tale pratica, con l’ausilio di sistemi di muri di pietra posata a secco, e ricavata in loco. Come afferma Renzo Rucli ne Il paesaggio antropizzato delle Valli del Natisone, «la costruzione dei campi terrazzati è l’opera più rilevante intrapresa dal contadino delle Valli che nel corso dei secoli ha modellato, adattato e modificato 5 A. Petricig, R. Rucli, Il paesaggio antropizzato delle Valli del Natisone: modificazioni e persistenze, San Pietro al Natisone, 2003 6 M. Bosshard, E. Consolascio, B. Reichlin, F. Reinhart, A. Rossi, D. Vitale, La costruzione del territorio: uno studio sul Canton Ticino, Milano, 1985 7 P. Biadene, Un paesaggio costruito e umanizzato, in Rassegna, n. 83, giugno 2006
Estratto dalla tesi: Un modello di recupero dei fienili delle Valli del Natisone