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Mondo Padano 3.0

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Graphic Design

Autore: Andrea Busi Contatta »

Composta da 52 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 117 click dal 12/12/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Andrea Busi

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non può dare. Se alcuni giornalisti sono malfamati dipende dal fatto che un pubblico degno di questo nome pretenderebbe cose che per anni non ha preteso. L'indipendenza non è l'imparzialità ne la neutralità (che non esistono). Chiunque assista ad un'incidente d'auto viene chiamato a testimoniare e si presenta con tutti i testimoni e ciascuno racconta nella buona fede il proprio punto di vista anche se differente dagli altri. Se un giornalista è indipendente è più facile che sia imparziale (ma non neutrale). A un giornalista può piacere qualunque politico ma l'importante è che non sia un dipendente di quel politico altrimenti tutto ciò che dirà potrà essere anche frutto delle sue idee ma la gente non ci crederà anzi si farà l'idea che i giornalisti e i portavoce sono la stessa cosa e che portino l'acqua al mulino del padrone. Il sistema ideale non impossibile da realizzare in Italia è che chi gestisce questioni fondamentali per l'interesse pubblico non possa possedere media per non mettere un giornalista nell'imbarazzo di parlare bene o male del proprio padrone. “Sono dipendente di qualcuno di cui ti sto parlando” . Questa frase andrebbe abolita dal nostro sistema d'informazione. E non si sta chiaramente parlando di Berlusconi e basta. All'ombra di quel grande conflitto di interesse che non si è mai risolto sicuramente si è voluto non risolvere tutti gli altri conflitti di interesse molto più piccoli (o meglio meno grandi) di quello principale. Non è possibile che un cittadino apra le pagine economiche e non sappia che quando decide dove investire i propri risparmi debba essere influenzato da articoli scritti da dipendenti di una banca (editrice di quel giornale). Per quanto quella banca sia onesta ed efficiente. Ma la colpa non è di chi lavora per quegli editori. Non deve succedere mai che un giornalista debba trovarsi nella situazione di scrivere del proprio editore in quanto soggetto politico o soggetto pubblico. Le banche sono private ma sono soggetti pubblici (perchè amministrano soldi dei cittadini) e non dovrebbero possedere giornali. Ovviamente un partito ha il diritto e dovere di comunicare con i propri elettori attraverso mezzi di informazione, ma è errato un sistema in cui denaro pubblico venga utilizzato per finanziare cartacei di partito, per quanto quel partito sia seguito e onesto al suo interno. Il conflitto di interesse è quindi la malattia che distrugge l'economia e la libertà d'informazione. Perchè esso è un condizionamento in più di cui si può tranquillamente fare a meno. Poi ci sono i condizionamenti ineliminabili che il giornalista ha in quanto persona. Il primo è la sua cultura, la sua formazione, i suoi pregiudizi, le sue idee. Quelle non si possono cancellare. Ecco perchè quando un giornalista scrive deve mettere bene in chiaro come la pensa così i lettori quando leggono i suoi pezzi ne tengono conto. E' un fatto di onestà dire come la si pensa. Basta che le idee del giornalista siano le sue e non quelle dell'editore. Un conto è un editore che ha interessi pubblici che non dovrebbe poter fare l'editore un conto è che si chiami per esempio Garzanti. Alcuni condizionamenti sono inevitabili, internet è sicuramente libero ma è comunque condizionato dai banner pubblicitari, ma bisogna lavorare per non averne di nuovi come ad esempio gli editori politici o imprenditori. Appartenere solo a se stessi e ai propri lettori. Lo diceva Montanelli. Le querele si dividono in due categorie: quelle per i giudizi anche terribili che un giornalista da (quelle di reato d'opinione) e quelle per aver scritto il falso. Faccio un esempio. Un calciatore ha mostrato una maglietta su cui era scritto “il mio amico è innocente” riferendosi ad un amico che lui riteneva innocente ma condannato dal tribunale. A quel calciatore è stata stroncata la carriera per reato d'opinione. Ed andrebbe abolito. Altra cosa è lo scrivere il falso. Quello si che andrebbe severamente punito. Ma come si distinguono la diffamazione in buona fede da quella in mala fede? Dalla rettifica. Se si esprime un'opinione nessuno può chiedere la rettifica. Michael Moore ha addirittura intitolato un libro “Stupid white man” dedicato a Bush. Ma quest'ultimo non si è nemmeno sognato di querelare Moore per la parola “Stupid” poiché riteneva libero Moore di pensare e scrivere che lui era stupido. Questo è un paese in cui un giornalista può essere querelato solo se scrive che un politico ha una cravatta storta. I giornalisti che mentono sapendo di mentire andrebbero puniti, ma non 9
Estratto dalla tesi: Mondo Padano 3.0