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La legislazione penale contro la libertà religiosa nell'Impero romano - cristiano

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Domenico Giglio Sarlo Contatta »

Composta da 72 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 832 click dal 30/12/2016.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Domenico Giglio Sarlo

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professare una religio illicita e richiesti dai magistrati imperiali di abiurare, ad affermare «Christianus sum» con l’irriducibile convinzione che una proclamazione del genere era destinata a sovrapporsi, sostituendola, alla precedente orgogliosa proclamazione dei sudditi dell’Impero, «Civis romanus sum». Un’efficace testimonianza di questa incrollabile determinazione si rinviene negli Atti dei Martiri Scillitani. Si trattava di un gruppo di dodici cristiani di Scilli, località della Numidia (corrispondente all’attuale nordest dell’Algeria), che il 17 luglio 180 furono condotti a Cartagine, dinanzi al proconsole Saturnino, per rispondere dell’accusa di professare la fede cristiana. Il rappresentante imperiale offrì loro più volte e in vari modi la possibilità di discolparsi, invitandoli a giurare per «il genio del nostro sovrano» e a rivolgere agli dei «suppliche per la sua salvezza». Gli accusati rifiutarono inflessibilmente qualsiasi adesione, anche la più blanda, a quell’esortazione. Saturnino prospettò allora l’opportunità di un rinvio del procedimento così che ciascuno dei convocati disponesse di un adeguato spazio di riflessione. Anche quella proposta fu fermamente respinta. Il proconsole chiese allora a Sperato, uno degli accusati, se persistesse a dichiararsi cristiano. Egli rispose di sì e tutti gli altri assentirono. Constatata l’impossibilità di qualunque mediazione, Saturnino pronunciò la condanna dei convenuti alla morte per decapitazione. Nartzalo, un altro di costoro, ringraziò il Signore per la grazia che in tal modo faceva a lui ed ai suoi compagni 26 . Il consolidamento dei Cristiani nel terzo secolo Il terzo secolo fu il periodo in cui, come si è sinteticamente esposto nei paragrafi precedenti, l’Impero conobbe la sua massima crisi e vide quindi indebolirsi non solo la propria consistenza economica, militare ed organizzativa ma anche la propria compattezza ideologica. Mentre dunque l’Impero, lasciati alle spalle gli antichi fasti, combatteva per sopravvivere e difendere ciò che rimaneva della sua identità, la comunità cristiana si organizzava e si consolidava, diventando progressivamente più forte e compatta. Si trattò di un disegno di vasto respiro che riguardò pressochè ogni aspetto della vita cristiana, da quelli più squisitamente dottrinali a quelli che avevano a che fare con la gestione di una comunità che diventava sempre più fitta. Furono anzitutto messe a punto in modo assai più efficace e coerente che in passato la dottrina e la liturgia. Si affinò l’apologetica, cioè la parte della teologia cui era affidato il compito di affermare la coerenza razionale e la credibilità della fede cristiana e di distinguerla e difenderla da dottrine non perfettamente ortodosse o addirittura eretiche. Ebbe un’enorme importanza in questo ambito il Concilio di Nicea del 325 i cui risultati portarono all’affermazione del “Credo niceno”, cioè la summa delle proposizioni dottrinali cui la Chiesa cattolica assegnò valore dogmatico. Come è ovvio, la crescente e sempre più dettagliata definizione della dottrina cristiana fu al tempo stesso l’effetto e la causa di conflitti con gli altri credi religiosi, eretici o pagani che fossero. Nel frattempo si accentuava la convinzione dei cristiani di essere un genus differente ed alternativo rispetto a tutti coloro che rimanevano estranei alla loro fede ed al loro modo di intendere la presenza umana nella storia. Si creava in tal modo una sorta di 26 Per un’analisi dell’atteggiamento di assoluta intransigenza dei cristiani e della sua inconciliabilità con la vigente legislazione imperiale, si vedano: Silvia Ronchey, Gli atti dei martiri tra politica e letteratura, in A. Momigliano e A. Schiavone (a cura di), Storia di Roma, III/2. I luoghi e le culture, Torino, Einaudi, 1993, pp. 781-825 Felice Costabile, Storia del diritto pubblico romano, op. cit., pagg. 416 e ss. 13
Estratto dalla tesi: La legislazione penale contro la libertà religiosa nell'Impero romano - cristiano