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La legislazione penale contro la libertà religiosa nell'Impero romano - cristiano

Estratto della Tesi di Domenico Giglio Sarlo

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Estratto dalla tesi: La legislazione penale contro la libertà religiosa nell'Impero romano - cristiano
professare una religio illicita e richiesti dai magistrati imperiali di abiurare, ad affermare 
«Christianus sum» con l’irriducibile convinzione che una proclamazione del genere era 
destinata a sovrapporsi, sostituendola, alla precedente orgogliosa proclamazione dei 
sudditi dell’Impero, «Civis romanus sum». 
Un’efficace testimonianza di questa incrollabile determinazione si rinviene negli Atti dei 
Martiri Scillitani.  
Si trattava di un gruppo di dodici cristiani di Scilli, località della Numidia (corrispondente 
all’attuale nordest dell’Algeria), che il 17 luglio 180 furono condotti a Cartagine, dinanzi 
al proconsole Saturnino, per rispondere dell’accusa di professare la fede cristiana. 
Il rappresentante imperiale offrì loro più volte e in vari modi la possibilità di discolparsi, 
invitandoli a giurare per «il genio del nostro sovrano» e a rivolgere agli dei «suppliche per la 
sua salvezza». Gli accusati rifiutarono inflessibilmente qualsiasi adesione, anche la più 
blanda, a quell’esortazione. 
Saturnino prospettò allora l’opportunità di un rinvio del procedimento così che ciascuno 
dei convocati disponesse di un adeguato spazio di riflessione. Anche quella proposta fu 
fermamente respinta. 
Il proconsole chiese allora a Sperato, uno degli accusati, se persistesse a dichiararsi 
cristiano. Egli rispose di sì e tutti gli altri assentirono. 
Constatata l’impossibilità di qualunque mediazione, Saturnino pronunciò la condanna 
dei convenuti alla morte per decapitazione. Nartzalo, un altro di costoro, ringraziò il 
Signore per la grazia che in tal modo faceva a lui ed ai suoi compagni
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. 
 
Il consolidamento dei Cristiani nel terzo secolo 
Il terzo secolo fu il periodo in cui, come si è sinteticamente esposto nei paragrafi 
precedenti, l’Impero conobbe la sua massima crisi e vide quindi indebolirsi non solo la 
propria consistenza economica, militare ed organizzativa ma anche la propria 
compattezza ideologica. 
Mentre dunque l’Impero, lasciati alle spalle gli antichi fasti, combatteva per sopravvivere 
e difendere ciò che rimaneva della sua identità, la comunità cristiana si organizzava e si 
consolidava, diventando progressivamente più forte e compatta. 
Si trattò di un disegno di vasto respiro che riguardò pressochè ogni aspetto della vita 
cristiana, da quelli più squisitamente dottrinali a quelli che avevano a che fare con la 
gestione di una comunità che diventava sempre più fitta. 
Furono anzitutto messe a punto in modo assai più efficace e coerente che in passato la 
dottrina e la liturgia. 
Si affinò l’apologetica, cioè la parte della teologia cui era affidato il compito di affermare 
la coerenza razionale e la credibilità della fede cristiana e di distinguerla e difenderla da 
dottrine non perfettamente ortodosse o addirittura eretiche. Ebbe un’enorme importanza 
in questo ambito il Concilio di Nicea del 325 i cui risultati portarono all’affermazione del 
“Credo niceno”, cioè la summa delle proposizioni dottrinali cui la Chiesa cattolica 
assegnò valore dogmatico. 
Come è ovvio, la crescente e sempre più dettagliata definizione della dottrina cristiana fu 
al tempo stesso l’effetto e la causa di conflitti con gli altri credi religiosi, eretici o pagani 
che fossero.  
Nel frattempo si accentuava la convinzione dei cristiani di essere un genus differente ed 
alternativo rispetto a tutti coloro che rimanevano estranei alla loro fede ed al loro modo 
di intendere la presenza umana nella storia. Si creava in tal modo una sorta di 
                                                     
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 Per un’analisi dell’atteggiamento di assoluta intransigenza dei cristiani e della sua 
inconciliabilità con la vigente legislazione imperiale, si vedano: 
Silvia Ronchey, Gli atti dei martiri tra politica e letteratura, in A. Momigliano e A. Schiavone (a 
cura di), Storia di Roma, III/2. I luoghi e le culture, Torino, Einaudi, 1993, pp. 781-825 
Felice Costabile, Storia del diritto pubblico romano, op. cit., pagg. 416 e ss. 
 
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La legislazione penale contro la libertà religiosa nell'Impero romano - cristiano

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Informazioni tesi

  Autore: Domenico Giglio Sarlo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Reggio Calabria
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Felice Costabile
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

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Parole chiave

cristianesimo
paganesimo
libertà religiosa
impero romano - cristiano
persecuzioni religiose
legislazione penale

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