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Impresa agricola e rapporti per l’inclusione socio-lavorativa

Tesi di Master

Autore: Armando Di Giambattista Contatta »

Composta da 52 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 204 click dal 12/01/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Armando Di Giambattista

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12 commerciale, per contro, ogni impresa che producesse, ad esempio, in modo svincolato dal fattore terra come nel caso di allevamenti in batteria o delle coltivazioni fuori terra. Con un orientamento ispirato sia dalla necessità di contrastare l’abbandono delle campagne che di favorire lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura, cosa debba intendersi oggi specificatamente per attività agricole essenziali, è lo stesso art. 2135 del codice civile, al secondo comma, che lo chiarisce, ovvero quelle “attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.” Le attività di produzione di specie vegetali e animali, quindi, sono oggi sempre qualificabili come attività agricola anche qualora prescindano dallo sfruttamento del fattore terra e dei suoi prodotti. E lo svolgimento di una qualunque delle attività essenziali è sufficiente a configurare chi la esercita come imprenditore agricolo. Così come non rileva né il tipo di attività agricola essenziale svolta e né il numero di queste per qualificare un’impresa agricola come tale; non rilevano neanche la dimensione, la complessità tecnica, l’importanza economica o la destinazione delle produzioni. E quindi, “sono imprenditori agricoli tanto modesti operatori economici del settore primario, quanto coloro che esercitano attività agricola con imponenti complessi aziendali” 8 , e ciò tanto se producono beni tradizionalmente destinati all’alimentazione umana o animale, quanto se allevano animali da compagnia o producono biomasse. Per coltivazione del fondo non va intesa la coltivazione del campo, come si potrebbe ragionevolmente pensare, ma va intesa, sostanzialmente, la coltivazione delle piante, e quindi la cura e l’attenzione al ciclo biologico dell’essere vegetale, nella sua interezza o solo per una parte essenziale di tale ciclo. In verità, non è necessario neanche il collegamento funzionale e tradizionale (ma si potrebbe anche dire “naturale”) con il fondo, con la terra, dato che è sufficiente la cura di una parte del ciclo biologico di quelle specie vegetali coltivabili nella terra ma che in pratica vengano coltivate fuori terra. Esula dagli obiettivi del presente lavoro, ancorché trattasi di questione tutt’altro che marginale, definire cosa debba intendersi, alla luce di tale dato normativo, per agricoltura territoriale, qualora non sia necessario né il territorio né la terra per 8 Germanò, A., Manuale di diritto agrario, op. cit, p. 86.
Estratto dalla tesi: Impresa agricola e rapporti per l’inclusione socio-lavorativa