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Il capro espiatorio: dinamiche dei processi di vittimizzazione

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Cristiano Pedersini Contatta »

Composta da 231 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 796 click dal 10/01/2017.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Cristiano Pedersini

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Il capro espiatorio: dinamiche dei processi di vittimizzazione 1. 16 cui il Sommo Sacerdote stabiliva le sorti, destinando uno a Jahvè, a Dio, e l'altro ad Azazel. Chi o cos’è Azazel? Secondo alcune fonti Azazel non sarebbe un nome proprio, ma deriverebbe dall’unione delle parole ez (“capro”) e asal (“andare via”). Il testo del Levitico, secondo questa spiegazione, affermerebbe così, che uno dei due capri viene scelto per essere azazel, cioè “il capro da mandare via”. Un’altra spiegazione del termine deriva dal Talmud, in cui viene affermato che Azael significa “aspro” (azaz) e “forte” (el), e sarebbe da intendere come il luogo in cui il capro veniva inviato: un sentiero aspro nel deserto, che terminava con una rupe. Un’ultima interpretazione di Azazel identifica tale termine, come un’entità soprannaturale, uno spirito del deserto o con un essere demoniaco e malvagio (Sguardo a Sion, 2015). Tant’è comunque, che dei due capri, il primo veniva immolato sull’Altare in un sacrificio espiatorio a Jahvè, mentre sul secondo il Sommo Sacerdote, stendendo le mani sul capo dell’animale, confessava e trasferiva in lui tutte le colpe, tutti i falli, tutti i peccati degli Israeliti. Il secondo capro, detto inizialmente capro emissario e solo successivamente capro espiatorio, veniva infine mandato via nel deserto, caricato di tutte le colpe del popolo che si sarebbero estinte e sanate con la sua morte. Qui, possiamo ricollegarci per libera associazione, alla poesia di Umberto Saba, una poesia che ci parla di solitudine e di costrizione, di una capra che “era sola sul prato, era legata / …… una capra solitaria”, e infatti il capro espiatorio è in rapporto diretto con lo spirito nefasto della solitudine, dell’emarginazione, dell’isolamento, caricato di tutti mali del popolo e inviato da solo nella desolazione arida del deserto. E ancora, come non cogliere l’attinenza tra la capra “dal volto semita” e gli ebrei, eterno capro espiatorio dell'Occidente? La capra diviene così, incarnazione emblematica della sofferenza comune di tutti gli ebrei e voce di tutte le vittime delle oppressioni del popolo ebraico, ma anche di tutta l’umanità, “perché il dolore è eterno, / ha una voce e non varia”. Infine è il poeta stesso, Umberto Saba, ebreo per parte di madre, che per la sua vicenda biografica e per le situazioni significative della sua infanzia e adolescenza diviene capro espiatorio straziato dall’impossibilità “di vivere la vita di tutti /d'essere come
Estratto dalla tesi: Il capro espiatorio: dinamiche dei processi di vittimizzazione