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Riconoscimento dei volti nelle prime ore di vita: uno studio con s-LORETA

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Angela Guadagno Contatta »

Composta da 67 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 440 click dal 16/01/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Angela Guadagno

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10 1.2 Il riconoscimento dei volti alla nascita “Il volto è lo specchio dell’anima” affermava Cicerone più di duemila anni fa. Una frase universale ed eterna che ciascuno di noi conosce e che nasconde certamente delle grandi verità. Il volto umano è una fonte ricca di informazioni, per imparare a conoscere il genere umano stesso e diventare parte di esso. “Perché il neonato dovrebbe nascere con la capacità di riconoscere un volto” è certamente un quesito al quale si possono dare diverse risposte, andando a scavare tra le pagine dei libri di psicologia. Una delle spiegazioni riguarda il volto della madre, elemento importantissimo alla base della relazione d’attaccamento che si sviluppa nel primo anno di vita (Bowlby, 1989). Il volto umano è uno dei mezzi principali di comunicazione, perché possiede un linguaggio universale e primitivo che va al di là di ogni lingua o razza, e che attraversa tutta la storia del genere umano. Guardandolo possiamo ottenere informazioni circa l’identità, le emozioni e le intenzioni di una persona. Se c’è una domanda che molti studiosi si sono posti nell’ambito della ricerca infantile, è quella su come e quando si sviluppano le abilità nella percezione e discriminazione dei volti, e le differenze che possiamo osservare negli adulti tra la percezione di un volto e di un oggetto. Negli adulti, la percezione dei volti è mediata da meccanismi neurali e cognitivi che sono in qualche modo diversi da quelli che mediano la percezione di altre classi di oggetti. A livello neuronale, nei primati non umani, i neuroni del lobo temporale e del lobo frontale, sia nell’emisfero sinistro che in quello destro, si attivano maggiormente durante la visione di un volto piuttosto che durante la visione di altri stimoli (Gauthier et al., 2000). Inoltre, durante la visione di un volto, negli adulti umani c’è una maggiore attivazione delle aree della corteccia occipito-temporale laterale e ventrale, rispetto a quando vengono sottoposti alla visione di altri oggetti (Puce et al., 1995). Questi studi suggeriscono che ci sono aree corticali deputate in maniera preferenziale alla percezione dei volti. I risultati di molti studi suggeriscono che le aree corticali dell’emisfero destro sono più importanti nella percezione dei volti rispetto alle regioni omologhe dell’emisfero sinistro (De Renzi et al., 1994; Gauthier et al., 1999).
Estratto dalla tesi: Riconoscimento dei volti nelle prime ore di vita: uno studio con s-LORETA