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Conflitti familiari e giustizia civile

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Tiziana Restifo Contatta »

Composta da 310 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 516 click dal 16/01/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Tiziana Restifo

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11 di uguaglianza, si tratta senz’altro di un’importante innovazione, ma già all’interno dell’Assemblea Costituente l’uguaglianza giuridica aveva posto molte perplessità. Alcuni Costituenti si espressero nel senso della necessità di un capo per il mantenimento dell’unità familiare, valore giustificante la diseguaglianza giuridica 25 . Il modello familiare delineato mantiene dunque elementi legati allo status. Ciò si evince, oltre da quanto ho detto finora, anche da altre disposizioni, come quella contenuta nell’art. 37 della Costituzione, che sottolinea l’essenziale funzione familiare della donna lavoratrice. La stessa giurisprudenza, nei due decenni successivi all’entrata in vigore della Carta costituzionale, sembra ancorata al modello familiare istituzionale 26 , finché con le sentenze nn° 126 e 127 del 1968 27 la Corte Costituzionale dichiarò illegittima la differenza di trattamento tra uomo e 25 Il dibattito in sede di Assemblea Costituente è ripercorso da CANOSA, Il giudice e la donna, Milano, 1978, 126 e segg. 26 Indico alcuni esempi: Cass., 8 luglio 1955, n. 2150, in Dir. giur., 1956, 556, affermò che: “Nel conflitto tra due interessi, meramente privato e personale della moglie l’uno, di natura pubblicistica l’altro, in quanto inerente alla stessa realizzazione delle fondamentali finalità del matrimonio, quest’ultimo deve prevalere”; Corte cost., 28 novembre 1961, n. 64, in Foro it., 1961, 1781 e segg, ritenne costituzionalmente legittimo l’art. 559 c.p., che puniva l’adulterio della moglie, in quanto il legislatore aveva “soltanto (…) preso atto di una situazione diversa, adattandovi una diversa disciplina giuridica”, poiché “È innegabile che anche l'adulterio del marito può, in date circostanze, manifestarsi coefficiente di disgregazione della unità familiare; ma, come per la fedeltà coniugale, così per la unità familiare il legislatore ha evidentemente ritenuto di avvertire una diversa e maggiore entità della illecita condotta della moglie, rappresentandosi la più grave influenza che tale condotta può esercitare sulle più delicate strutture e sui più vitali interessi di una famiglia: in primo luogo, l'azione disgregatrice che sulla intera famiglia e sulla sua coesione morale cagiona la sminuita reputazione nell'ambito sociale; indi, il turbamento psichico, con tutte le sue conseguenze sulla educazione e sulla disciplina morale che, in ispecie nelle famiglie (e sono la maggior parte) tuttora governate da sani principi morali, il pensiero della madre fra le braccia di un estraneo determina nei giovani figli, particolarmente nell'età in cui appena si annunciano gli stimoli e le immagini della vita sessuale; non ultimo il pericolo della introduzione nella famiglia di prole non appartenente al marito, e che a lui viene, tuttavia, attribuita per presunzione di legge, a parte la eventuale - rigorosamente condizionata - azione di disconoscimento”. 27 Corte cost., 19 dicembre 1968, n. 126, in Giur. cost., 1968, II, 2175 e segg.; Corte cost., 19 dicembre 1968, n. 127, in Giur. cost., 1968, II, 2208 e segg.
Estratto dalla tesi: Conflitti familiari e giustizia civile