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Parise Reporter

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Adriano Micheletti Contatta »

Composta da 239 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 278 click dal 17/01/2017.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Adriano Micheletti

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14 Quest’ultimo trasferimento è per lui molto importante, perché contribuì a segnare l’ultima grande stagione della sua vita creativa, è qui che nascono e maturano i Sillabari (esiste anche un’altra descrizione che riguarda la scoperta di questo luogo ameno non molto differente dalla prima 1 ). Salgareda, come già detto, si trova nella regione del Veneto, che è per stessa ammissione dell’autore la sua Patria 2 ; il Veneto come patria! Non c’è da stupirsi se si sentiva emigrato quando viveva a Roma, ma oltre all’elemento terreno, c’è un altro elemento che lo lega a questa terra, i “borborigmi del dialetto veneto”, il dialetto parlato fin dall’infanzia, al contrario della lingua italiana che è stata appresa da emigrato come una qualsiasi altra lingua. Ama il veneto come lingua parlata, “come pura fonia e gioco verbale”, e la trova “invece ottusa e perfino stupida quando si pretende di scriverla. Diventa vernacolo. Il veneto non si scrive: anche nei casi migliori, era scritto solo per essere detto” 3 . Parise stesso, in Veneto “barbaro” di muschi e nebbie, ci spiega perché scelse questo luogo ameno e non ritornò invece nella sua Vicenza, lo scelse perché non aveva più parenti in quella città e per di più l’aveva sfruttata fino al midollo per scrivere i suoi romanzi, preferisce ricordarla esattamente come si ricorda un sogno. Alla fine scopriamo anche cosa lo inchiodava a Salgareda: “Cosa mi inchiodava sempre più spesso a quell’albero di more, a quelle nebbie, al fiume Piave, alle montagne vicine? Forse il Veneto, la “madre terra” come diceva Moravia o invece il suono delle rane, il picchio e l’enorme gufo che entrò dal camino portando con sé una diabolica nube di 1 “Era un tardo pomeriggio di fine agosto, un po’ ventilato: la famosa pioggia c’era già stata e la stagione stava calando verso l’autunno. Due uomini si avviavano verso il greto del fiume Piave, a cavallo, e di colpo Guido, uno dei due, scartò di lato fino ad inoltrarsi prima in un piccolo bosco di pioppo, poi in una minuscola radura sopraelevata e strana. Avvolto in un ampio verde disordinato, tra viti nane e alberi da frutto e altri pioppi e salici c’era un relitto di casa, una sorta di fienile quasi invisibile, coperto da un grosso gelso storto che gli stava di fronte.”, Fino a Salgareda, S. Perella, Rizzoli, Milano, 2003, p. 136. 2 “Il Veneto è la mia Patria. Sebbene esista una Repubblica Italiana, questa espressione astratta non è la mia Patria. Noi veneti abbiamo girato il mondo: ma la nostra Patria, quella per cui, se ci fosse da combattere, combatteremmo, è soltanto il Veneto. Quando vedo scritto all’imbocco dei ponti sul Piave: «Fiume sacro della Patria» mi commuovo, ma non perché penso all’Italia bensì perché penso al Veneto. Ma il Veneto resta la mia Patria perché vi sono nato: semplicemente.”, in Introduzione di G. Parise, ne Il grande libro del Veneto, a cura di E. Sturani, Mondadori, 1985, pp. 14-15. 3 La mia repubblica, in Opere vol. 2°, Mondadori “Meridiani”, Milano, 1989, p. 1374.
Estratto dalla tesi: Parise Reporter