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L’empatia nella relazione terapeutica. Un progetto di ricerca: l'empatia nella relazione terapeutica, la sua funzione nella previsione e risoluzione delle rotture e nel favorire il miglioramento degli outcome

Estratto della Tesi di Francesca Batacchioli

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Tesina – Francesca Batacchioli 7 suggerisce a mio avviso un’interessante questione che merita una breve trattazione: fino a che punto l’empatia permette di “sentire” realmente e di condividere in termini di qualità e di intensità ciò che l’altro sta provando? Per inciso è necessario sottolineare che, nelle professioni d’aiuto, l’essere empatico implica anche la capacità di staccare se stessi dai sentimenti del cliente al fine di mantenere oggettivamente l’attenzione verso i suoi problemi; Beck, ad esempio, sostiene che una reazione troppo “simpatica” può viziare il terapeuta nel tentativo di alleviare le fonti di disagio del paziente (Beck et al 1979) . Nell’ottica cognitivista degli anni ’60, empatizzare con qualcuno significava comprendere i suoi pensieri, le sue intenzioni, riconoscere le sue emozioni in modo accurato e riuscire a vedere la situazione che sta vivendo dalla sua prospettiva (Albiero, 2006, p.11), pur non negando che vi fosse anche una quota di partecipazione emotiva, ma considerandola come un fenomeno cognitivo accessorio. Il filone di ricerca parallelo, che comincia a svilupparsi in questo periodo intorno al concetto di empatia, può essere collocato all’interno della teoria della mente (Theory of mind, ToM) ed è centrata sull’indagine della capacità dell’uomo di immaginare gli stati mentali degli altri individui (Premack, Woodruff, 1978). Gli studi antecedenti agli anni ’90 (Schachter-Singer, 1962; James & Lange, 1984) non erano però ancora in grado di fornire spiegazioni sufficienti sul funzionamento cerebrale della capacità empatica. Secondo Damasio (1994), sulla base di alcuni esperimenti condotti sui primati, si è potuto comprendere che la nostra mente è capace di simulare alcune azioni oppure alcuni comportamenti che osserva e percepisce nel mondo esterno, attivandosi come se il soggetto che guarda stesse per agire allo stesso modo di un suo simile. Come vedremo nel paragrafo dedicato agli aspetti neurobiologici dell’empatia, la scoperta dei neuroni specchio ha segnato un punto di svolta per chiarire in che modo noi possiamo porci dal punto di vista di un nostro simile. Baron & Cohen (1999), in seguito a studi del deficit-mente nell'autismo, indagato con neuroimaging funzionale, parlano di una capacità cognitiva specifica, utilizzata per comprendere gli altri come agenti intenzionali, cioè, di interpretare le loro menti in termini di concetti teorici di stati intenzionali come credenze e desideri; i risultati dei loro studi suggeriscono che le regioni neurali fondamentali per il normale
Estratto dalla tesi: L’empatia nella relazione terapeutica. Un progetto di ricerca: l'empatia nella relazione terapeutica, la sua funzione nella previsione e risoluzione delle rotture e nel favorire il miglioramento degli outcome

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Batacchioli
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva
Anno: 2014
Docente/Relatore: Gragnani Andrea
Istituito da: Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) Grosseto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

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Parole chiave

empatia
psicoterapia cognitiva
relazione terapeutica
risoluzione delle rotture
empatia di stato e tratto
ekman facs
progetto ricerca

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