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I comportamenti aggressivi nella prima infanzia: diagnosi e intervento del disturbo oppositivo provocatorio

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Cognitive, Psicologiche, Pedagogiche e degli Studi Culturali

Autore: Maria Esposito Contatta »

Composta da 65 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1136 click dal 02/02/2017.

 

Consultata integralmente 2 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Maria Esposito

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12 1.1- Il soggetto oppositivo allo specchio : mancanza di autostima L’autostima può essere definita come la valutazione delle qualità che l’individuo percepisce come proprie. Si tratta, cioè, di un giudizio qualitativo che ciascuno formula su se stesso, sulle proprie capacità cognitive, motorie, sociali. Possedere un’autostima alta significa avere sentimenti positivi circa i propri attributi; per contro, possedere un’autostima bassa significa avere una scarsa considerazione di sé e delle proprie capacità. Come valutano se stessi e le loro azioni i bambini con DOP? Sono contenti del loro modo di essere o vorrebbero cambiare? Osservando le relazioni dei soggetti con DOP gli altri, sembrerebbe che essi vogliano intenzionalmente creare scompiglio e infastidire gli altri provando piacere nel suscitare il pianto dei compagni o nel portare gli insegnanti all’orlo della disperazione. Sembrano fieri di se stessi, come se godessero nell’essere temuti dagli altri, ma se andiamo al di là delle apparenze ci rendiamo conto di quanto questa situazione invece li faccia soffrire. Il soggetto affetto dal DOP non è contento del suo modo di essere e si duole per le opinioni che le altre persone hanno di lui. Per questo motivo, infatti, l’immagine che ha di sé è molto svalutante, si considera un incapace, si sente rifiutato in quanto non si considera degna dell’amore o dell’amicizia degli altri ma si rende conto di essere lui stesso con il suo comportamento la causa del suo isolamento e così sviluppa livelli molto bassi d’autostima e spesso anche dei Disturbi dell’Umore. Spesso questa bassa considerazione che il bambino oppositivo provocatorio ha di se stesso, nasce proprio all’interno della famiglia. E’ stato dimostrato dagli studi sulla coercizione di Patterson come questi soggetti abbiano con i loro parenti un rapporto molto complesso, il quale, alla lunga, tenderà a sgretolare l’unità familiare. Ad esempio durante un momento di collera gli stessi genitori attribuiscono ai loro figli delle etichette, definendoli “insopportabili”, “aggressivi”, “terribili”. Queste
Estratto dalla tesi: I comportamenti aggressivi nella prima infanzia: diagnosi e intervento del disturbo oppositivo provocatorio