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Lo sviluppo dell'empatia in età infantile valutato mediante l'IAT - Implicit Association Test

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Maria Rita Panepinto Contatta »

Composta da 90 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 502 click dal 20/02/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Maria Rita Panepinto

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15 modello dell’empatia a tre componenti che coincidono con tre abilità e che generano comportamenti empatici se svolgono un’azione integrata. Le tre componenti sono: 1. capacità di decodificare gli stati emotivi vissuti da altre persone, cioè quella capacità che permette di utilizzare le informazioni utili per riconoscere e discriminare i sentimenti; 2. capacità di assumere il ruolo e la prospettiva di un altro, cioè la capacità di comprendere il punto di vista degli altri; 3. capacità di rispondere affettivamente alle emozioni provate da un’altra persona, cioè la capacità di saper condividere lo stato emotivo degli altri. Le prime due capacità rientrano all’interno delle abilità cognitive, la terza invece fa riferimento ad abilità che rientrano nell’area affettiva ed emozionale. Nell’elaborare questo modello, la Feshbach è stata influenzata dagli studi piagetiani secondo cui il bambino riesce a stabilire relazioni oggettive con gli altri e assumere il loro punto di vista soltanto dopo il passaggio allo stadio operatorio concreto. Quindi prima dei 5-6 anni il bambino non sarebbe in grado di mostrare empatia perché questa capacità richiede abilità cognitive molto sofisticate e complesse. Secondo l’autrice, ci sarebbero dei precursori che i bambini attuano intorno al primo anno di vita e comprendono le capacità di decodificare gli stati emotivi altrui e saper rispondervi in maniera adeguata. La posizione presente è stata, però, ritenuta troppo rigida da alcuni autori che sostengono la presenza di risposte più rudimentali, ma pur sempre empatiche, a partire dai due anni. Il secondo autore ad elaborare un modello sullo sviluppo dell’empatia è Martin Hoffman che amplia la definizione di empatia ad una serie di reazioni affettive, collocando le prime manifestazioni addirittura nei primi giorni di vita. Non considera l’empatia come unitaria, ma viene articolata in più forme che, andando avanti con lo sviluppo, diventano sempre più sofisticate e mature. Nelle prime manifestazioni dell’empatia nei primi giorni di vita, secondo Hoffman, riveste una grande importanza la dimensione affettiva, mentre risulta assente la dimensione cognitiva; quest’ultima compenserà quella affettiva durante lo sviluppo quando si avranno forme più evolute di empatia. Oltre a queste due importanti dimensioni, entra in gioco anche la componente motivazionale, motivando le persone a mettere in atti determinati comportamenti con conseguenze di benessere o senso di colpa. Hoffman,
Estratto dalla tesi: Lo sviluppo dell'empatia in età infantile valutato mediante l'IAT - Implicit Association Test