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Uno sguardo sulla mistica del suono e della parola nel pensiero indiano

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Silvia Arruzzolo Contatta »

Composta da 39 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 124 click dal 15/03/2017.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Silvia Arruzzolo

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10 I mantra vedici I mantra vedici sono definiti da Beck 11 una sorta di “vāc applicata”, in quanto il termine mantra fa riferimento all’utilizzo dei versi dei Veda in un contesto rituale. Essi sono considerati in molti casi equivalenti agli atti rituali stessi, dato che, come si è detto, all’interno di questa concezione le parole sono molto di più che semplici etichette assegnate alle cose. Inoltre, nel momento in cui i versi vedici vengono utilizzati come mantra nei rituali, assumono un sistema di regole che va oltre il linguaggio ordinario e attraversa ambiti non-semantici e non-linguistici: la loro funzione rituale non sta nel significato ordinario, ma nel suono in sé 12 . C’è chi, come Frits Staal 13 , ritiene che la lingua dei rituali appartenga in realtà ad un ambito prelinguistico e sia in ultima analisi priva di significato. Nonostante alcuni argomenti a sostegno di questa tesi, non si può dire che i mantra vedici siano privi di senso, in quanto ogni parola dei Veda ha un significato corrispondente. Va però riconosciuto il loro carattere complesso e “misterioso”, che trascende le regole del significato ordinario ed è ancora più evidente se si prendono in considerazione anche gli aspetti della fonetica e della metrica. La corretta pronuncia e recitazione dei mantra è infatti essenziale per il buon esito del sacrificio vedico 14 . Nonostante i mantra siano qualcosa di diverso dalla preghiera nel senso comunemente inteso, vi sono mantra che possono essere utilizzati come tale. È il caso della Gāyatrī (ṚV III, 62, 10), dedicata al sole, Savitṛ (e conosciuta perciò anche come Sāvitrī), che costituisce un supremo esempio di preghiera per l’illuminazione e l’ispirazione. Il suo testo: OṂ bhūr bhuvaḥ svaḥ tat savitur vareṇyam bhargo devasya dhīmahi dhiyo yo naḥ pracodayāt può essere tradotto approssimativamente in questo modo: “OṂ, terra, atmosfera e cielo. Questo desiderabile splendore del dio Savitṛ possiamo noi ricevere; che egli stimoli i nostri pensieri” 15 . 11 Beck 1993, p. 8. 12 Ivi, p. 31. 13 Staal, F., Discovering the Vedas: origins, mantras, rituals, insights, New Delhi: Penguin, 2008, e Ritual and mantras: rules without meaning, Delhi: Motilal Banarsidass, 1996. 14 Beck, 1993, p. 35. 15 Flood, G., L’induismo: temi, tradizioni, prospettive, Torino: Einaudi, 2006, p. 304.
Estratto dalla tesi: Uno sguardo sulla mistica del suono e della parola nel pensiero indiano