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Bologna la Grassa, la Dotta, la Rossa: city marketing di Bologna

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Nicola Di Pumpo Contatta »

Composta da 50 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 140 click dal 24/03/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Nicola Di Pumpo

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12 rivela utile, conseguentemente, per apportare migliorie alla quantità/qualità del servizio pubblico cittadino, migliorie che si sposino con le diverse categorie di city users:  residenti: coloro che vivono nella città in modo stabile;  esercenti: quanti esercitano professioni in città, residenti e non;  imprese aventi la loro sede legale o finanziaria in città. Perciò, come afferma Filosa Martone 15 , è necessario “promuovere l’ascolto dei cittadini e di tutti gli altri partner nella valutazione dell’ambiente in cui vivono, nell’espressione del giudizio sulle politiche di sviluppo da adottare per la città, per conoscere la loro percezione sul livello di attuazione del miglioramento avvenuto nelle città. Sono solo coloro che vivono la città a conoscerne dall’interno i suoi punti di forza e di debolezza.” Il fine, dunque, del marketing calato sull’ambiente urbano, è quello di disegnare un modello ponderato che valorizzi le risorse, tangibili e intangibili, sentiti i city users. Ad affiancare il processo, un contributo incisivo dev’esser dato dalle autorità locali, negli ambiti fondamentali della progettazione, comunicazione e promozione (dove è possibile intravedere le quattro P del marketing mix tradizionale): il marketing non è un avversario né tantomeno un alternativa alla politica, ma le può essere funzionale soprattutto in un’ottica di governance. Voglio intendere il processo di analisi e organizzazione, le politiche pubbliche e la vision che permettono di andare oltre una prospettiva squisitamente istituzionale, come già affermava Mayntz 16 alla fine dello scorso secolo. La mera capacità di assumere decisioni e servire l’ordine pubblico non è quindi più esaustiva in contesti che rispetto al passato appaiono maggiormente differenziati ed eclettici e la cui organizzazione non può esser gestita da un singolo “principe cittadino” ma deve coinvolgere, per forza di cose, una pluralità di soggetti aventi natura, dimensione, interessi e mezzi anche contrastanti 17 . Il soggetto istituzionale non è più il decisore ultimo, l’occhio gerarchico del Grande Fratello, ma colui che agisce in sintonia con i diversi attori locali i quali, giustamente identificati con caratteristiche e obiettivi diversi, sono motivati al processo di governance date le diverse risorse/capacità che ognuno può mettere in campo e i benefici che se ne traggono dalla sinergia tra esse. Un effetto domino positivo tale processo lo ha sul capitale sociale, migliorando la city users’ way of life, garantendo una maggiore occupazione nell’immediato e stimoli forti ad occupazioni che non 15 Filosa Martone, La città in ascolto. Una nuova visione del city marketing, in Economia & Management, 11/98. 16 Mayntz (1999), La teoria della governance: sfide e prospettive, in Rivista Italiana di Scienza Politica, il Mulino 17 Elisa Rosso (2004), Torino. Piano strategico come strumento di governance urbana e promozione territoriale, in Pratiche strategiche di pianificazione. Riflessioni a partire da nuovi spazi urbani in costruzione, Angeli
Estratto dalla tesi: Bologna la Grassa, la Dotta, la Rossa: city marketing di Bologna