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Il prestito marittimo e il divieto di usura

Tesi di Master

Autore: Giancarlo Messina Contatta »

Composta da 51 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 130 click dal 07/04/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Giancarlo Messina

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8 Tracce dell’esistenza e delle caratteristiche salienti di questo istituto si rinvengono già nelle fonti letterarie romane. Interessante, al riguardo, è una testimonianza di Plutarco – biografo, scrittore e filosofo – inerente alla pratica commerciale del prestito marittimo, la quale secondo gli studiosi sarebbe la più risalente presso i romani, databile tra il III e il II sec. a.C: la testimonianza di Plutarco nella Vita di Catone il vecchio (meglio conosciuta come il prestito di Catone, Cato Maior XXI, 5-7), certamente di difficile interpretazione, ci permette di sapere che già nell'antica Roma erano presenti società di naviganti (in sostanza soggetti che mettevano assieme le loro navi al fine di creare una flotta capace di affrontare meglio le insicurezze della navigazione antica), i quali chiedevano un unico prestito al loro sovvenzionatore. Addirittura per alcuni ( 19 ), Catone, oltre a fornire il denaro necessario, partecipò alla società dei debitori con l'apporto di una nave (questo anche in un ottica di miglior controllo sull'andamento dell'affare finanziato). Ulteriore e remota fonte a noi pervenutaci, inerente al prestito marittimo, e in un certo qual modo da porre in connessione con il prestito di Catone, è un conosciuto Papiro riguardante un contratto di prestito per un viaggio per mare da Alessandria verso la Somalia (terra conosciuta all'epoca come il paese degli Aromi, in quanto le spedizioni dirette lì, avevano lo scopo di reperire la mirra necessaria alla produzione di profumi), il viaggio risale al II sec. a.C. ( 20 ). Numerose sono poi le testimonianze di prestiti marittimi riscontrabili nel Corpus Iuris Civilis e in particolare nel Digesto ( 21 ). Intitolato De nautico fenore, il passo D. 22, 2, 5, riporta testualmente tre ipotesi di foenus, nelle quali può trovarsi anche il fondamento del finanziamento (più gli interessi pattuiti) sottoposto alla condizione “salva nave” (cioè che la spedizione intrapresa con la nave – armata e caricata grazie alla somma concessa a mutuo – fosse giunta sana e salva a destinazione): «Periculi pretium est et si condicione quamvis poenali non existente recepturus sis quod dederis et insuper aliquid praeter pecuniam, si modo in aleae speciem non cadat: veluti ea, ex quibus condictiones nasci solent, ut "si non manumittas", "si non illud facias", "si non convaluero" et cetera. Nec dubitabis, si piscatori erogaturo in apparatum plurimum pecuniae dederim, ut, si cepisset, redderet, et athletae, unde se exhiberet exerceretque, ut, si vicisset, redderet». 19 SZLECHTER, Le contract de societé en Babylonie, en Grèce et à Rome, Parigi, 1947, pp. 268 20 HEICHELHEIM, Zu Pap. Berol., 5883 + 5853, Milano, 1933; WILCKEN, Zeitschr. f. Äg Sprache, 60, 1925, pp. 86-102= SB III, 7196 21 Innanzitutto i due titoli de nautico fenore D 22, 2 e C 4, 33. Ancora, PS.2,14,3; D. 44, 7, 23 (Africano); D. 45, 1, 122, 1 (Scevola); D. 6, 1, 62 (Papiniano); D. 3, 5, 12 (Paolo); D. 15, 1, 3, 8 (Ulpiano); D. 13, 4, 2, 8 (Ulpiano)
Estratto dalla tesi: Il prestito marittimo e il divieto di usura