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Il mercato discografico italiano: analisi delle performance delle tre major del segmento nazionale

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Marco Blasio Contatta »

Composta da 59 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 295 click dal 14/04/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Marco Blasio

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8 Major Sono case discografiche guidate da multinazionali che operano in quasi tutti i paesi del mondo attraverso le proprie divisioni nazionali. Nel corso dell’ultimo trentennio, le major si sono evolute e hanno cambiato, di conseguenza, la segmentazione del mercato discografico: negli anni Ottanta erano sei 15 le più importanti; a seguito di assorbimenti e fusioni, dal 2012 soltanto tre case sono rimaste dominanti sul settore, le c.d. Big Three 16 : Sony Music Entertainment, Universal Music Group e Warner Music Group. Queste case discografiche hanno una struttura e un’organizzazione aziendale tale da permettere loro di esercitare un largo potere d’influenza e detenere buona parte di tutto il mercato mondiale, creando così una forma di oligopolio differenziato 17 . Le etichette chiamate sublabel, invece, sono il nucleo operativo delle major: sono marchi commerciali registrati appartenenti alle società internazionali che si occupano delle varie fasi della filiera e talvolta si specializzano in un genere musicale predefinito, come per esempio la Columbia Nashville, specializzata per la produzione e vendita di progetti di musica country per il gruppo Sony. Come si vedrà anche in seguito, le case discografiche sono i soggetti che investono di più nella carriera di un artista e sono le stesse che entrano maggiormente in contrasto con loro per motivi economici derivanti dalla paura di non riuscire a “rientrare” nei loro investimenti; questo concetto viene anche rimarcato da Richard Middleton, noto insegnante di musica in Inghilterra, studioso di popular music: “le case discografiche cercano sicuramente di incanalare la domanda [...] ma non sono mai sicure del proprio mercato; il massimo che possono fare è offrire un repertorio culturale, per coprire un ventaglio di possibilità in modo da minimizzare i rischi” 18 . Le tre major citate saranno oggetto dell’analisi orizzontale e verticale di bilancio che sarà illustrata nel secondo capitolo, in particolare per quanto concerne le divisioni che operano nel mercato discografico italiano 19 . 15 EMI, Sony Music Entertainment, Universal Music Group, Polygram, BMG, Warner Music Group. 16 Universal assorbì Polygram, Sony attuò la fusione con BMG ed le etichette di EMI vennero divise tra le tre major rimanenti. 17 Secondo Music&Copyright (report di ricerche effettuate da varie società del settore come UMG, IFPI, WMG, ecc.), nel 2015 le quote di mercato delle case discografiche erano: SME 22,6%, UMG 33,5%, WMG 17,1%, Indie 26,8%; in sintesi 73,2% delle major contro il 26,8% delle indipendenti. 18 Middleton, 1994, ed. it.: 2001, p. 106. 19 Nel corso dell’elaborato: Warner/Sony/Universal stanno ad indicare le divisioni nazionali, WMG/SME/UMG indicheranno invece i gruppi collegati alla realtà mondiale.
Estratto dalla tesi: Il mercato discografico italiano: analisi delle performance delle tre major del segmento nazionale