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Tra satira e realtà: ''Il viaggio di un ignorante ossia ricetta per gli ipocondriaci'' di Giovanni Rajberti

Estratto della Tesi di Davide Tanganelli

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10 Sì, sì fuggiamo ormai!.. Me la pietosa terra natia, me attendono le care paterne mura!.. Oh, sante mura! Come dolce, all’esule afflitto, si presenta la pura calma che vostr’ombra spira! Qui sul mio capo soverchiar di troppo le pene io sento, e quell’ingrata, sempre sempre la miro, e una parola amica da quel labbro adorato non mi suona all’orecchio giammai, né giammai viene un sorriso gentile a confortarmi… Quell’«ingrata», che molto probabilmente non contraccambiava l’amore del giovane Rajberti (se afferma che nemmeno «una parola amica da quel labbro adorato non mi suona all’orecchio giammai […]»), sappiamo che si chiama Eloisa – ma potrebbe trattarsi di uno pseudonimo poetico –, studentessa universitaria di Pavia, alla quale sono dedicate entrambe le elegie (Pensieri e La partenza). Se con Eloisa è stata una mera illusione amorosa, la stessa cosa non si può dire per Rosa Prina: nel 1834, infatti, all’età di ventinove anni, Rajberti si unisce con essa in matrimonio, dalla quale ha cinque figli; in seguito alla morte della moglie, passa in seconde nozze con Giuseppina Bolgeri dalla quale ha una sola figlia morta in tenera età. Accanto ai primi esercizi poetici del periodo universitario, Rajberti ancora giovane scrive nel 1836 un poemetto di più ampio respiro in sestine milanesi, El Cholera e i Medegh de Milan, quando nell’aprile dello stesso anno imperversa nella città meneghina l’epidemia di colera, che causa in pochi mesi la morte di oltre 1.500 persone. Il testo, che ha conosciuto un’ampia diffusione in forma di manoscritto, viene sottoposto ad un ferrato controllo da parte della Imperial Regia Censura di Polizia del Lombardo Veneto a causa degli accenni malevoli nei confronti del Governo, messi in bocca al popolo 8 : «El popol, che l’è popol in eterno, | el comenza a negà, ch’el maa el ghe sia: | disen: L’è on borridon del 8 Nella lunga lettera indirizzata al dottore Giovanni Nepomuceno De Reimann nell’aprile del 1838, Rajberti si lamenta nel vedere la sua «poesia screziata di segnature di riprovazione» da parte del «signor Censore Nicoli», perché il medico-poeta pensava di aver scritto una poesia «non dico onesta, ma lodevolissima quella di combattere coll’arma del ridicolo i funesti pregiudizi del popolo contro le Autorità e i medici […]» (Giovanni Rajberti a Giovanni Nepomuceno De Reimann, aprile 1838, in Pel poeta delle cinque giornate, cit., p. 15).
Estratto dalla tesi: Tra satira e realtà: ''Il viaggio di un ignorante ossia ricetta per gli ipocondriaci'' di Giovanni Rajberti

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Tra satira e realtà: ''Il viaggio di un ignorante ossia ricetta per gli ipocondriaci'' di Giovanni Rajberti

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Informazioni tesi

  Autore: Davide Tanganelli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia moderna
  Relatore: Simone Magherini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 204

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