Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'Italia, il Mediterraneo e il Canale di Suez. L'idrovia, il Risorgimento italiano e gli equilibri internazionali 1830-1882

Laurea liv.I

Facoltà: Storia

Autore: Marco Valle Contatta »

Composta da 103 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 767 click dal 21/04/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Marco Valle

Mostra/Nascondi contenuto.
11 gens Saracenorum e riaprirono i contatti tra Oriente e Occidente. Nel frattempo — con altrettanta disinvoltura e unendo per una volta fede e affari — tra l’828 - 829 i mercanti veneziani trafugarono da Alessandria, celandole accuratamente sotto carni di maiale (animale impuro per i musulmani…), le ossa di un santo che diverrà, da allora, il protettore e il simbolo della repubblica dogale. L’abile furto — poiché di ciò si trattava — divenne il mito di fondazione della lunga vicenda di questa straordinaria realtà urbana poggiante sull’acqua. Come avvertiva Fernand Braudel: «Il corpo prezioso di San Marco evangelista, il patrono della città, che diviene il patrono della città, e insieme a lui arriva a Venezia anche il suo simbolico Leone: siano rese grazie a Dio e al Salvatore Figlio di Dio. Da allora Venezia, con la sua basilica in procinto d’essere costruita, ha un cuore tangibile, una ragione di più per essere se stessa, con determinazione, passione, fierezza e fiducia nella propria forza» (9). Nonostante il ratto della Santa reliquia, i rapporti tra l’Egitto e la città — Venezia è l’unica città europea che sin dall’anno Mille ha un nome arabo distinto da quello originale: al- bunduqiyya — non s’incrinarono e, sino alla caduta della repubblica marciana, rimasero razionali e fruttuosi. Le splendide mostre Venezia e l’Islam e Venezia e l’Egitto (10) hanno testimoniato con dovizia non solo la solidità dell’asse geoeconomico ma anche la ricchezza e la complessità dei rapporti culturali e artistici tra queste due realtà così diverse e, al tempo stesso, vicine. Nei secoli, mentre i genovesi dovettero accontentarsi di un magazzino e i catalani e marsigliesi di due casette, i veneziani, tra brevi guerre e lunghe tregue, riuscirono a mantenere due grandi fondaci ad Alessandria — i trade malls del tempo — e conservare la loro primazia commerciale: dal Levante le preziose spezie sbarcavano all’estremità dell’Adriatico e, poi, dal mercato di Rialto riprendevano le vie di terra per giungere fino ai più sperduti castelli d’Europa. Intanto, dalla laguna arrivarono ad Alessandria metalli, ferro, armi, le temute “spade franche”, e legname. Riprendendo ancora Braudel — le navi veneziane: «Tornando in patria, hanno le stive colme di pepe, spezie e droghe del Levante. Il guadagno è immenso, gli effetti rivoluzionari: la Cristianità, che solo molto più tardi conoscerà il caffè e il the, sviluppa nei confronti di queste droghe una passione senza limiti, inspiegabile ai nostri occhi, ma che a quei tempi rappresentò una vera follia. Queste importazioni di lusso, poi, nel 1285 [alla vigilia della definitiva caduta del regno crociato di Gerusalemme, n.d.a] , il conio di monete d’oro e poco dopo le grosse balle di cotone della Siria divengono l’appannaggio quotidiano dei suoi mercanti, gonfiano a dismisura il loro commercio a lungo raggio. Questi successi li rendono sempre più intelligenti, scaltri, esigenti, spesso spietati» (11). Per quasi ottocento anni l’idea di un Canale tra i due mari non interessò più ad alcuno. A ricordare rimasero solo i poeti come Ludovico Ariosto che nell’Orlando Furioso narrava dello straordinario sorvolo di Astolfo e l’ippogrifo lungo il Traianos potamos : «Vien per l’Arabia ch’è detta Felice Ricca di Mirra e d’odorato incenso... E poi venne alla terra degli Eroi, Lungo il fiume Traiano egli cavalca... Venne seguendo il duca la sua via, Dove dà il Nilo a quel fiume ricetto, E prima che giungesse in sulla foce Vide un legno venire a sé veloce». (12)
Estratto dalla tesi: L'Italia, il Mediterraneo e il Canale di Suez. L'idrovia, il Risorgimento italiano e gli equilibri internazionali 1830-1882