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Il diritto di morire

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Stefano Mentil Contatta »

Composta da 70 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 597 click dal 08/05/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Stefano Mentil

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11 compiere le proprie scelte senza esserne costretto da alcunchØ, ma soltanto in base alla propria intelligenza che ne prevede le conseguenze e alle proprie convinzioni, di qualsiasi natura esse siano, che ne determinano in un certo senso i limiti. Tuttavia essere liberi è condizione necessaria ma non sufficiente: per essere autonomi si necessita anche di una capacità mentale, di intelligenza, di mancanza di patologie psichiche, tale che anche la mente, quando elabora gli argomenti pro e contro una determinata scelta, è “libera” da deficit mentali, che possono andare da un’errata o incompleta informazione sulle proprie condizioni all’incapacità patologica di ragionare. Per quel che riguarda il secondo quesito, è difficile definire un confine, e forse potrebbe già essere difficile porre la questione stessa, giacchØ non per tutti la sofferenza ha un senso e un’utilità. Un criterio alquanto utilitaristico sarebbe quello di porre la demarcazione tra utilità e inutilità in base alle reali speranze che il decorso della malattia, supportato da idonee terapie, possa terminare con una guarigione o quantomeno con un prolungamento della vita. Qui si pone il basilare dilemma tra qualità e sacralità della vita: una vita, e quindi tutte le sofferenze che tale vita può portare con sØ, vanno misurate in base a dei criteri di carattere edonistico o analgesico oppure deontologicamente, sulla base di postulati che ne fissano aprioristicamente e non-soggettivamente il contesto? Tale questione sarà comunque oggetto di disamina del prossimo capitolo. A partire dal XVIII secolo la riflessione filosofia cominciò a reinterpretare, ribaltandolo, il giudizio riguardo le conseguenze dell’etica della sacralità della vita, ormai innestato all’interno della società civile – intesa qui come distinta da quella religiosa. Tale rivalutazione andava a minare proprio le basi etiche della distinzione tra civico e religioso, giungendo con il saggio Sul suicidio di Hume (1756) addirittura a considerare il suicidio razionale 7 non solo come legittimo, ma anche quale gesto di coraggio e di prudenza. La peculiarità di tale riflessione però non risiede nel rifiuto di considerare il suicidio un reato e un peccato, ma nel richiamo al diritto della libertà di ciascuno individuo. Interessante è a tal proposito un brano del saggio sopra citato: Se la mia vita non fosse del tutto mia, sarebbe delittuoso per me sia porla in pericolo che disporne. Come non può meritare il nome di eroe un uomo che per amore di gloria o per amicizia si esponesse ai piø gravi pericoli, così non merita l’insulto di miserabile o scellerato un altro che pone termine alla propria vita per gli stessi o per simili motivi 8 . Ritornando specificamente ai casi di fine vita, è possibile porre una sostanziale distinzione tra un tentativo attivo di suicidio, dettato da particolari condizioni economiche o psicologiche del soggetto, e il desiderio di essere lasciato morire, espresso da un malato sofferente e senza speranze. In questi due casi l’autonomia interpreta due ruoli diversi, che come tali diversamente andrebbero espressi dai soggetti interessati: paziente e medico, malato e famiglia, membro e società. Come rilevato da Jonas (1903-1993) nell’undicesimo capitolo di Tecnica, medicina ed etica (1985), dedicato al diritto di morire, vi è un’essenziale differenza, dal punto di vista morale, tra il caso di chi “rivolge la mano contro se stessi”, ossia si procura morte violenta, e chi rifiuta un trattamento che può 7 Inteso come il gesto di chi, sano di mente, decideva di suicidarsi a causa di gravi sofferenze o disonori, arrogando a se stesso il diritto di decidere sulla propria vita e sulla propria morte, e misconoscendo così la vita umana come dono divino. 8 D. Hume, On Suicide [1756]; tr. it. Del suicidio, in M. Dal Pra – E. Ronchetti (a cura di), Saggi e trattati morali letterari politici e economici di David Hume, UTET, Torino 1974, p. 777
Estratto dalla tesi: Il diritto di morire