Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

La resilienza negli incidenti stradali

Tesi di Master

Autore: Valentina Orani Contatta »

Composta da 44 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 332 click dal 12/05/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Valentina Orani

Mostra/Nascondi contenuto.
All’interno dell’équipe svolge un importante ruolo il referente che svolge diversi compiti: coordina la stesura del Piano di interventi, definisce le attività, allerta l’intera équipe in emergenza, assicura l’intervento sul luogo del disastro, organizza il turn-over degli operatori, monitora e modifica gli interventi se necessario ed infine coordina il follow-up. Per fare tutto ciò, il referente deve possedere capacità organizzative e relazionali oltre che essere esperto ovviamente in Psicologia dell’Emergenza. Egli lavora in tutte le fasi dell’emergenza (pre-allarme, allarme, soccorso e post emergenza) e svolge la sua azione presso il Centro di Coordinamento Soccorsi della Prefettura (CCS), presso l’Unità di Crisi Regionale (UCR), presso il COM (Centro Operativo Misto) e i COC (Centro Operativo Comunale). Per quanto riguarda l’organizzazione interna dell’équipe, ogni realtà locale può scegliere quella migliore per quel particolare momento. Vengono presentati 2 modelli. Nel primo modello il referente può contare su diversi tipi di risorse: • unità di soccorso mobili: si attivano durante l’emergenza e operano come pronto intervento con autonomia di 12/72 ore e capacità di intervento entro le 2/8 ore. Sono dislocate presso le ASL o le associazioni di volontariato. Le unità di soccorso sono a loro volta suddivise in: - nuclei di psicologi dell’emergenza: unità mobili autonome di psicologi dell’emergenza; - nuclei di supporto psicosociale: unità composte da diverse figure: psicologi, assistenti sociali, educatori, sociologi, addetti alla comunicazione, alla sicurezza e ai trasporti. Laddove possibile comunque l’idea di base è quella che le azioni delle unità mobili si coordinino con quelle degli operatori locali (enti ospedalieri, istituzioni scolastiche, strutture pubbliche-private). Nel secondo modello un’altra modalità per affrontare l’emergenza è quella di creare all’interno dell’ASL la cosiddetta unità di crisi (psichiatrica, psicologica e sociale) articolata in una componente clinica (psichiatri, psicologi, infermieri) che lavora vicino ai Posti Medici Avanzati (PMA) e che dovrebbe essere dotata di farmaci e una psico- ! 8
Estratto dalla tesi: La resilienza negli incidenti stradali