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Ugo Mulas: l'arte attraverso l'obbiettivo

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Sara D'Aniello Contatta »

Composta da 75 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 72 click dal 01/06/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Sara D'Aniello

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9 La fotografia scandalistica del paparazzo è pensata per essere facilmente leggibile da un pubblico vasto e costruita come un vero e proprio avvenimento fotografico 5 . Paolo Costantini, storico della fotografia, fa notare come spesso il paparazzo compaia insieme alla celebrità immortalata, proprio come a ribadire il suo ruolo di regista dell’immagine. Capita anche che queste foto scandalistiche vengano programmate con gli agenti degli attori, in cerca di fama, che si lasciano “sorprendere” in situazioni insolite nelle strade della capitale. Quello che fornisce una sorta di autorità a questo tipo di immagine, sta nella capacità che i paparazzi hanno di creare un linguaggio universale ed estremamente chiaro a livello grafico. Italo Zannier si sofferma sul fenomeno del “paparazzismo” e lo circoscrive agli anni compresi tra il 1953 e il 1964, analizzando i materiali d’archivio e organizzando una mostra, Paparazzi. Fotografie 1953/1964. Zannier si accorge, nell’organizzazione della mostra, che il paparazzo, nonostante possieda uno scarso livello culturale, è però fondamentalmente un uomo buono e giustifica così anche l’aggressività della tecnica d’assalto. Il “paparazzismo” inoltre segna il passaggio dal fascismo alla democrazia nel periodo del boom economico e il paparazzo viene visto come un fotogiornalista, del tutto conforme alle esigenze di quel preciso momento storico. Il neologismo “paparazzo” è diventato dunque indicatore di una precisa epoca e quando La dolce vita approda negli Stati Uniti, il termine in italiano viene utilizzato anche nelle recensioni. Il successo del “paparazzismo” dura poco più di un decennio, poiché successivamente molti dei tanto discussi paparazzi si convertono al fotogiornalismo impegnato o cambiano totalmente genere. Verso la fine degli anni sessanta, poi, inizia a insinuarsi un sospetto: la figura del paparazzo poteva essere dannosa per la fotografia italiana. Renzo Chini definisce il paparazzo come un “fotopirata”, un giovanotto famelico la cui poetica è quella dello scoop 6 . Ma risulta anche piuttosto chiaro che il fotogiornalismo in Italia non può essere ridotto e collegato necessariamente al fenomeno del “paparazzismo”, che rappresenta sì un aspetto spettacolare, ma non si riduce a questo. Svariati fotogiornalisti, negli anni cinquanta si impegnano anche in pratiche fotografiche diverse, che implicano un impegno culturale. Il fotoreportage italiano ha anche una forte vocazione letteraria, è un fotoreportage d’autore, come lo definisce Uliano Lucas. 7 5 Antonella Russo, Storia culturale della fotografia italiana, cit., pp. 283 – 284. 6 Renzo Chini, Il Linguaggio fotografico, SEI, Torino, 1968, cit., p. 27.
Estratto dalla tesi: Ugo Mulas: l'arte attraverso l'obbiettivo