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Analisi e riflessioni sulle tendenze dei consumi in Italia tra '800 e '900

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Edoardo Pasotto Contatta »

Composta da 45 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 120 click dal 01/06/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Edoardo Pasotto

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politiche, incluse quelle del Mezzogiorno, fino ad allora coinvolte solo marginalmente. Se da un lato questa poteva sembrava una pratica di comodo, essa di fatto agì come uno strumento di mediazione degli interessi comuni della nazione. Gradatamente si comprese che era necessario un maggior intervento dello Stato, che avrebbe dovuto essere alla guida del sistema economico nazionale, per il conseguimento di piø ampi traguardi produttivi. Questa nuova visione fu fortemente voluta soprattutto dagli industriali, primo tra tutti Alessandro Rossi, imprenditore laniero di Schio. Egli si fece portavoce di un'idea comune: mentre gli altri Stati europei alzavano barriere doganali a protezione dei loro prodotti e dei loro mercati, l’Italia non poteva rimanere l'unica nazione fondata su un liberismo che l'avrebbe presumibilmente condannata ad una posizione di coda rispetto alle altre potenze d'Europa. Anche i proprietari terrieri si dimostrarono a favore di una politica piø protezionista. Nel 1887 venne quindi approvata in Parlamento una tariffa che esentò dal dazio le materie prime importate e necessarie alla produzione manifatturiera, imponendo però per contro pesanti tassazioni sui prodotti industriali. Vennero favoriti il settore tessile e siderurgico, meno quelli chimico e meccanico. I dazi crearono uno sviluppo distorto, a favore delle industrie tessili e siderurgiche, a danno del settore meccanico e dell'agricoltura, in particolare quella del Mezzogiorno. La tariffa provocò inoltre le ritorsioni della Francia, la quale chiuse le frontiere ai vini e agli altri prodotti delle colture specializzate italiane, dando così il via ad una guerra doganale 8 . 1.2 IL GOVERNO CRISPI Il 1887 segnò anche il passaggio tra Depretis, morto quello stesso anno, e Francesco Crispi. Primo meridionale a salire alla presidenza del Consiglio, si adoperò con decisione per una radicale riorganizzazione dello Stato. Crispi perseguì il rafforzamento dei poteri del governo e un maggior controllo dello Stato sull'amministrazione pubblica e sulla società. Ci fu quindi un'estensione delle competenze del presidente del Consiglio e venne accresciuta l'autonomia del Governo rispetto al Parlamento. Venne abolita la pena di morte e venne riconosciuto il diritto di sciopero. Venne inoltre aumentato il potere della polizia e aumentata la pubblica sicurezza 9 . Il momentaneo ritiro di Crispi (febbraio 1891) portò, dopo una breve parentesi del governo Starabba, alla presidenza del Consiglio Giovanni Giolitti nel maggio 1892, incoraggiato dall'appoggio del re Vittorio Emanuele III. Egli dovette fare i conti con una situazione di crisi economica e finanziaria derivata dalle speculazioni 8 Ivi, pp. 390-397 9 Ivi, pp. 399-401 6
Estratto dalla tesi: Analisi e riflessioni sulle tendenze dei consumi in Italia tra '800 e '900