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Anoressia: dall'immagine corporea all'eterodirezione

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Gilda Romano Contatta »

Composta da 60 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 48 click dal 22/06/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Gilda Romano

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11 specifici per i DCA, nonché sulle terapie cognitive volte alla correzione della distorsione dell’immagine corporea. Secondo il Modello Dispercettivo della Bruch (Bruch, 1977) il disturbo dell’immagine corporea ha all'origine una relazione disturbata tra la bambina e la madre, che non riuscirebbe a vedere la figlia come altro da sé, e tenderebbe ad imporre le proprie sensazioni e i propri bisogni, invece di aiutarla a percepire e a riconoscere i propri. Ne risulterebbe, fin dall'inizio della vita psichica, un disconoscimento dei confini dell'Io, con un conseguente difetto nella costruzione dell'immagine corporea e un'incapacità di riconoscere e discriminare le percezioni enterocettive relative a stimoli provenienti dal proprio corpo (fame, sazietà, freddo, fatica, impulsi sessuali, stati emotivi). Su una linea convergente al pensiero della Bruch si colloca l’ipotesi di Thoma (1967). Questo autore pone l’accento sulla problematica relativa all’immagine corporea rivolgendo la sua attenzione alla percezione che le anoressiche hanno del proprio corpo. A differenza della Bruch, Thoma non fa risalire la strutturazione di questo difetto percettivo al periodo evolutivo e alle distorte relazioni familiari, bensì al periodo della pubertà e ai suoi connotati simbolici. La pubertà rappresenta per l’anoressica una minaccia, le modificazioni corporee che accompagnano questo periodo e la comparsa degli istinti sessuali vengono a mettere in crisi una struttura psichica infantile e precaria. A partire da ciò si viene a sviluppare una sorta di alterazione dell’immagine di sé, sia psichica che fisica, che viene ad essere indirizzata verso un ideale mascolino e asessuato. Si struttura così un ideale estetico che collude con la ricerca dell’evitamento dell’identificazione femminile in senso adulto, anche attraverso il mancato riconoscimento delle esigenze del corpo. Anche Selvini Palazzoli ritiene che le anoressiche non siano separate psicologicamente dalla madre, e che non abbiano quindi una percezione stabile del proprio corpo. Selvini Palazzoli (1963) ha affermato l’esistenza di un’alterazione delirante dell’Immagine Corporea espressa dalla necessità di divenire emaciata e che si possa ipotizzare, riguardo al disturbo della percezione degli stimoli che provengono dal corpo, un rinnegamento del sentimento corporeo. Selvini Palazzoli individua come fenomeni basici del disturbo la persistenza della fame e la lotta volontaria e acerrima contro di essa. Il vivere il proprio corpo come il nemico minacciante che non deve essere distrutto
Estratto dalla tesi: Anoressia: dall'immagine corporea all'eterodirezione