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Il problema del sovraffollamento carcerario. Riflessioni a partire dalle soluzioni adottate nel sistema penale finlandese.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Valentina Regazzi Contatta »

Composta da 139 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 567 click dal 07/07/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Valentina Regazzi

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10 Tuttavia, gli ultimi dati a nostra disposizione, quelli relativi al 30 giugno 2016, segnano un numero di detenuti in aumento, un aumento di circa 2000 unità (54.072 detenuti). 9 mila di questi detenuti vivono ancora sotto gli standard europei, ovvero in uno spazio inferiore ai 4 metri quadrati. Uno dei problemi maggiori in Italia è costituito dai detenuti in custodia cautelare, il 34,6% del totale contro il 20% della media europea, una situazione oggetto di condanna da parte della Corte Edu 32 . La seconda problematica riguarda le pene detentive brevi; circa il 56% dei detenuti stanno scontando una pena detentiva di durata inferiore ai tre anni. Si tratta di soggetti che potrebbero scontare la pena all’esterno degli istituti carcerari, avvalendosi delle misure alternative di cui anche il nostro ordinamento è fornito ma che non vengono utilizzate a sufficienza, nonostante i confortanti aumenti, con un numero quasi raddoppiato dal 2009 ad oggi. L’utilizzo delle misure alternative costituisce uno strumento che potrebbe ridurre notevolmente il problema del sovraffollamento nelle nostre carceri; se la metà di questi detenuti che scontano periodi detentivi brevi venissero convogliati in misure non carcerarie avremmo una riduzione del numero di detenuti pari al 25%, sufficiente per riportare le nostre carceri a livelli accettabili e al di sotto della media europea. Un'altra situazione preoccupante riguarda l’aumento degli ergastolani: 1.633 contro i 1.466 del 2011, nonostante la diminuzione del numero di omicidi. 2.2 Le condanne della Corte europea dei diritti dell’uomo per violazione dell’articolo 3 Cedu. 2.2.1 Sentenza Sulejmanovic c. Italia: la prima condanna in materia di sovraffollamento. Il 16 luglio 2009 l’Italia fu per la prima volta condannata per violazione dell’articolo 3 CEDU in un caso (Sulejmanovic c. Italia) che riguardava il sovraffollamento carcerario 33 . Nel 2003 Suljemanovic, cittadino bosniaco detenuto nel carcere di Rebibbia per rapina aggravata ed altri reati, presentò un ricorso (22635/03) alla Corte Edu denunciando le condizioni di detenzione che avevano caratterizzato la propria permanenza presso l’istituto penitenziario. In particolare, egli dichiarava di aver disposto, per un periodo di un anno, di uno spazio pari a 2,70 e 3,40 metri in cella condivisa. Il ricorrente si rivolgeva di conseguenza alla Corte lamentando la violazione dell’art 3 della CEDU, costituendo le modalità di esecuzione della propria sentenza un trattamento inumano e degradante, sia a causa del limitato spazio di cui disponeva, sia a causa del poco tempo trascorso fuori dalla cella. In particolare, Suljemanovic invoca i parametri indicati dal CPT nel Secondo rapporto generale (CPT/Inf (92)3), che indicano come superficie minima, di cui ciascun detenuto deve disporre nella propria cella, non condivisa, 7 metri quadri. Il governo italiano si oppone a questa tesi, sottolineando come quelli indicati dal CPT siano «livelli desiderabili piuttosto che standard minimi» 34 . Il mancato rispetto dei parametri in quanto tali non costituirebbe quindi violazione dell’articolo 3 della Cedu. 32 Vedi CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO, CASE OF CONTRADA v. ITALY, App. No. 27143/95. 33 GONNELLA, Carcere, cit., p. 47. 34 COMITATO EUROPEO PER LA PREVENZIONE DELLA TORTURA E DELLE PENE O TRATTAMENTI INUMANI O DEGRADANTI, Secondo rapporto generale (CPT/Inf (92)3), § 43.
Estratto dalla tesi: Il problema del sovraffollamento carcerario. Riflessioni a partire dalle soluzioni adottate nel sistema penale finlandese.