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"La fine del mondo" di Ernesto De Martino: il problema delle apocalissi

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Lucio Iacono Contatta »

Composta da 121 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 195 click dal 25/07/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Lucio Iacono

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12 7 E. De Martino, La fine del mondo – Contributo all’analisi delle apocalissi culturali, Einaudi, Torino, 1977 e 2002, brano 379, pag. 666. 8 Ernesto De Martino, Scritti filosofici, Società Editrice Il Mulino – Istituto Italiano per gli Studi Storici, Napoli, 2005, pag. 2. storia e della cultura della propria civiltà. Pertanto liberata dalla storia, e liberata nella storia, la presenza può così definirsi come lo stare nella storia: La presenza è presentificazione: essa è sempre in situazione, e al tempo stesso, sempre in decisione, cioè sempre in atto di andar oltre – di trascendere – la situazione, di emergere da essa come energia morale di valorizzazione intersoggettiva, di comunicazione universalizzante. La presenza è esserci-nel-mondo, e la sua norma di esistenza è tutta racchiusa in quel ci che attualizza l’essere e si apre all’essere, che riprende il passato e dischiude il futuro. Il mondo, in cui la presenza ci è, in un distacco che sempre si rinnova, è il mondo della natura e della storia, della società e della cultura determinate. 7 È evidente qui l’uso del linguaggio esistenzialistico heideggeriano, ma intriso ora di un significato storicista. L’«esserci» infatti non è solo ora «esserci nel mondo» ma esserci nel mondo della storia, e attraverso le modalità della storia, essere dunque ripresa del passato e apertura al futuro, quindi un esserci condizionato dal passato e condizionante il futuro, termini la cui esistenza e forma è anteriore all’esserci e dai quali l’esserci non può prescindere in alcun modo. Non può esistere presenza senza storia, né storia senza presenza, dato che l’atto presentificante riprende la storia e la allarga, la riproduce non per ripetizione o replica, ma inseminata dalla storia genera nuova storia. Rispetto all’individuo biologico, il quale è «scambiabile nella sua astrazione con un qualsiasi altro individuo, e persino con un qualsiasi altro animale» 8 il singolo è questo atto storico, cioè il farsi decisione valorizzante e rivolta alla comunità storica dei suoi simili. Il singolo o persona non esiste perciò senza la propria storia comunitaria che possiede e rinnova, essendo al tempo stesso da essa posseduto e rinnovato: è il circolo storico che potremmo in questo senso paragonare al circolo ermeneutico, per il quale l’interpretazione consiste nel muovere dalle parti che compongono il testo da interpretare al tutto e, viceversa, secondo un moto circolare e paradossale, dal tutto alle parti. Il singolo è in maniera non dissimile parte di un testo più grande di lui, quello della storia della civiltà, da cui promana, ma al contempo anche colui che continua a scrivere lo stesso testo da cui è scritto. Come operazione da compiere sul testo in De Martino abbiamo la fondamentale, perché antecedente ogni altra operazione, presentificazione della vita nel valore, che trascende la naturalità nella storia e, in modo appunto circolare e paradossale, utilizza la storia per trascenderla, e lo fa cominciando a storificare la
Estratto dalla tesi: "La fine del mondo" di Ernesto De Martino: il problema delle apocalissi