Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il 1848 sulle pagine del ''22 marzo''

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Umanistiche

Autore: Diego Caldera Contatta »

Composta da 57 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 233 click dal 27/07/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Diego Caldera

Mostra/Nascondi contenuto.
8 Sempre il 22 marzo Cattaneo decide di non voler compromettere la rivoluzione evitando di dar vita ad un governo alternativo. Presenta al Governo le dimissioni del Consiglio di Guerra, ed i suoi membri, uniti a quelli del Comitato di Difesa, vanno a formare il Comitato di guerra, che guida gli insorti nell’ultima delle Cinque Giornate. Le prese di Porta Tosa e di Porta Comasina segnano la sconfitta degli austriaci, Radetzky sceglie di non combattere ulteriormente e si ritira dalla città protetto dall’artiglieria. La mattina del 23 marzo non vi sono più truppe imperiali in Milano. Mantova e Verona non sono state liberate, fanno ancora parte del solido Quadrilatero di fortezze austriaco. È qui che Radetzky decide di dirigersi con il suo esercito, per ricongiungersi con le altre forze austriache in ritirata, per riorganizzarsi e per comunicare più agilmente con Vienna. Arriva al Verona il 2 aprile, dei 70.000 soldati di cui disponeva ne restano 45.000. A Milano i moderati filosabaudi prendono il controllo della situazione: a causa del rifiuto di sottoporre il costituendo esercito lombardo alla giurisdizione militare piemontese, Cattaneo ed i suoi compagni di Consiglio sono spinti alle dimissioni, che arrivano il 31 marzo. La città liberata dagli insorti è ora guidata da coloro che dalle barricate e dalla rivolta avevano preso le distanze fin dai primi momenti. L’8 aprile il governo milanese, formato da fusionisti, diventa governo lombardo. 11 1.3 – Il giornalismo a Milano prima e dopo le Cinque Giornate La Restaurazione ed i suoi propugnatori comprendono immediatamente come già per l’Impero di Napoleone la stampa abbia avuto una grande importanza propagandistica e come non fosse possibile, ormai, zittirla completamente. Gli italiani del 1815 sono ormai abituati alla circolazione della carta stampata, anche se le grandi libertà del periodo del Triennio Repubblicano 1796-99 sono andate via via scomparendo in maniera inversamente proporzionale alla crescita del potere napoleonico. Resta però il fatto che in quei primi anni si diffondono, in tutta Italia, una quantità notevole di periodici, spinti da questa nuova libertà di stampa «proclamata e teorizzata come assoluta e illimitata». 12 Non potendo ignorare la domanda di informazione e di pubblicazioni, l’amministrazione opta per uno stretto controllo dei giornali e dei giornalisti. Nell’ottobre 1819 episodi di intimidazione portano alla chiusura “Il Conciliatore”, il periodico statistico-letterario finanziato da Porro Lambertenghi e Federico Confalonieri che nella sua breve esistenza si mostra moderno, liberale e compilato da grandi firme, tra cui Ludovico di Breme, Silvio Pellico, Giovanni Berchet e Pietro Borsieri. Al «Conciliatore» il regime oppone, dal 1816, “La Biblioteca Italiana”, con l’intento di avvicinarsi al 11 Ivi, Pp. 163-177. 12 A. GALANTE GARRONE, I giornali della restaurazione, in La stampa italiana del Risorgimento, a cura di V. CASTRONOVO e N. TRANFAGLIA, Roma-Bari, Laterza, 1971, pp. 5-6.
Estratto dalla tesi: Il 1848 sulle pagine del ''22 marzo''