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Un autoscatto satirico: ridere del terrorismo in Arabia Saudita

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne

Autore: Giulia Guarienti Contatta »

Composta da 59 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 119 click dal 14/09/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Giulia Guarienti

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10 particolarmente difficile comprendere un testo di satira senza conoscerne il contesto storico, sociale e geografico 7 . Vignette e testi satirici possono anche costituire una preziosa fonte storica, per comprendere le reazioni, anche emotive, a un dato avvenimento. Pasquini, infatti, sostiene che la satira, aldilà della sua qualità morale, abbia una forte componente emozionale, poiché provoca nel lettore divertimento, ma anche indignazione 8 , che dovrebbero portare, idealmente, a una riflessione sul perché determinati atteggiamenti o situazioni siano dannosi per se stesso e per la comunità. Se si considera, ad esempio, un giornale satirico, il suo numero di lettori e la loro estrazione sociale, possono dare idea di quello che fosse il sentire comune di un determinato gruppo di persone in un dato periodo storico. Tuttavia, anche una critica o una polemica sollevata da una vignetta o da un pezzo satirico possono essere una fonte interessante, che differenzia le emozioni dell’autore e quelle del pubblico 9 . Umorismo e satira nella letteratura araba: cenni storici Anche nella cultura arabo-musulmana la satira ha preso nel corso della storia varie forme, alcune più popolari e folkloristiche, altre più marcatamente letterarie. Il termine “satira” in arabo può essere tradotto con naqd sāḫir (letteralmente “critica ironica”) oppure con haǧū o hiǧā’. Quest’ultimo è particolarmente interessante, poiché fu utilizzato già in epoca classica da Mattā b. Yūnus (m. 940) per tradurre la parola greca κωμῳδία, ossia “commedia”. In realtà, l’hiǧā’ nasce durante l’età preislamica come invettiva in versi, il cui bersaglio erano gli appartenenti delle tribù rivali 10 . Autori di questo tipo particolare di poesia, erano delle figure specifiche all’interno delle tribù. Con l’avvento dell’islam, mentre delle battaglie sanguinose si consumavano fra Musulmani e politeisti, iniziò anche una vera e propria guerra verbale attraverso l’utilizzo dell’hiǧā’ fra poeti che si dedicavano a inveire contro l’uno o l’altro schieramento. L’hiǧā’ continuò ad essere utilizzato in ambienti militari durante le guerre di conquista che estesero i 7 Quintero 2007, p. 10. 8 Pasquini 2012, p.3. 9 Pasquini 2012, p.9. 10 EI 2 , sub vocem Hid ̲ j ̲ āʾ.
Estratto dalla tesi: Un autoscatto satirico: ridere del terrorismo in Arabia Saudita