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La dirigenza pubblica tra politica e amministrazione

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Dipartimento di Scienze dello Stato

Autore: Antonio Damiano Contatta »

Composta da 170 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 146 click dal 19/10/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Antonio Damiano

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19 residuali, e cioè affidando queste competenze non all'organo politico ma alla dirigenza 17 . Il secondo intervento riformatore è stato attuato con la legge n. 142 del 1990 sull'ordinamento delle autonomie locali. In essa è stabilito in modo netto il principio per cui la definizione degli obiettivi e i poteri di indirizzo e controllo spettano agli organi politici, mentre la gestione amministrativa è attribuita ai dirigenti 18 . Negli anni '90 nel nostro Paese sono state approvate molte importanti riforme amministrative: esse hanno avuto avvio con la riforma del rapporto di lavoro con le pubbliche amministrazioni, attuata con il D.Lgs. n. 29 del 1993 e con la quale si è attuata, tra l’altro, la c.d. "prima" privatizzazione del rapporto di lavoro dei dirigenti pubblici 19 . 17 D'Orta C., La riforma della dirigenza…, op. cit., pp. 166-167 18 Colapietro C., Governo e Amministrazione… op. cit., pp. 70-71. La legge affida ai dirigenti l'adozione di atti che impegnano l'amministrazione verso l'esterno, la presidenza delle commissioni di gara e di concorso, la responsabilità sulle procedure di appalto e di concorso, la stipulazione dei contratti. Tuttavia permangono ancora margini di incertezza. Anzitutto, l'effettivo ruolo della dirigenza locale è rimesso agli statuti e ai regolamenti di organizzazione dei singoli enti, cui spetta attuare le disposizioni legislative e ripartire concretamente le attribuzioni fra organi politici e dirigenza amministrativa. Inoltre, con l'introduzione dell'elezione diretta del sindaco prevista dalla legge n. 81 del 1993, si è assistito ad una correlativo aumento dei suoi poteri, anche nei confronti della burocrazia, soprattutto per quanto concerne la nomina dei dirigenti e l'affidamento degli incarichi dirigenziali. 19 È stata inizialmente messa in dubbio la legittimità costituzionale della c.d. prima privatizzazione del rapporto di lavoro dei dirigenti (generali), in particolare per violazione dell’art. 97 della Costituzione (volto a garantire l’autonomia dei funzionari e l’imparzialità dell’amministrazione). La sentenza della Corte Costituzionale n. 313 del 1996, nel riconoscere la legittimità della nuova normativa, ha affermato in particolare che "una diversificazione del regime del rapporto, con duplicazione della relativa fonte, non rappresenta di per sé un pregiudizio per l'imparzialità del dipendente pubblico, posto che per questi (dirigente o no) non vi è, come accade per i magistrati, una garanzia costituzionale di autonomia da attuarsi necessariamente con legge attraverso uno stato giuridico particolare che assicuri, ad esempio, stabilità ed inamovibilità". La scelta "tra l'uno e l'altro regime resta affidata alla discrezionalità del legislatore", ferma restando la necessità di garantire il "corretto bilanciamento" tra imparzialità e buon andamento, riservando, come nella fattispecie, alla legge "una serie di profili ordinamentali", e sottraendo conseguentemente alla contrattazione tutti quegli aspetti "che partecipano del momento organizzativo della pubblica amministrazione”. In definitiva, la Corte chiarisce come l'imparzialità "non debba essere garantita necessariamente nelle forme dello statuto pubblicistico del pubblico dipendente, ben potendo viceversa trovare regolazione... in un equilibrato dosaggio di fonti regolatrici".
Estratto dalla tesi: La dirigenza pubblica tra politica e amministrazione