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Utilizzo dell'isotopo 10 del berillio come indicatore dei cambiamenti climatici

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Daniele Rigotti Contatta »

Composta da 67 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 32 click dal 14/11/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Daniele Rigotti

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NGRIP Sono state studiate le variazioni delle concentrazioni del 10 Be durante il periodo 1389-1994, considerando come scala temporale la GICC05, ovvero basandosi sul livello annuo nei dati dell'isotopo δ 18 O (Vinther et al., 2006). Il tasso di accumulo nel sito NGRIP è stato calcolato come per il Dye-3, in quanto i due siti presentano condizioni simili. RISULTATI E INTERPRETAZIONE (tab 4.2) Dye-3 NGRIP concentrazione media annua (x 10 4 atomi g¯¹) 1,0 tra 0,4 e 5,0 1,8 tra 0,8 e 3,9 Flusso annuale (atomi cm¯² s¯¹) 0,016 tra 0,005 e 0,078 0,010 tra 0,003 e 0,023 Tab. 4.2 dati relativi alla concentrazione media annua di 10 Be(x 104 atomi g-¹) e flusso annuale (atomi cm¯² s¯¹) risultanti dai due siti (Dye-3 e NGRIP) Confrontando i dati raccolti con gli studi fatti sui cicli solari, si è riscontrato un accordo con la teoria. Infatti, alcuni periodi estesi con valori alti di 10Be corrispondono a grandi minimi di attività solare, come i Minimi di Maunder (1645-1715), di Dalton (1790-1830) e di Spoerer (1415-1535). Il flusso e la concentrazione di 10 Be nel Dye-3 e nel NGRIP sono diminuiti nel XX secolo (soprattutto durante la seconda metà del secolo), un fatto che è stato precedentemente utilizzato per sostenere la teoria secondo la quale il sole sarebbe stato insolitamente attivo dal 1940 (Usoskin et al., 2003). Tale diminuzione sembra però essere in disaccordo con il conteggio delle macchie solari, dal quale si evince che nel XX secolo non vi è sta un'attività solare significativa (Frédéric Clette, 2014). Una spiegazione possibile è data dal fatto che il clima è sensibile agli aspetti dell'attività solare in aumento (es: vento solare) e non a quelli direttamente associati con le macchie solari (UV , radiazione solare totale) i quali sono soggetti ad errori sistematici. Grazie all’alta risoluzione con cui sono stati ricavati i dati, si è potuta misurare la lunghezza del ciclo di Schwabe, scoprendo che il ciclo varia dai 7 ai 17 anni. È chiara un’incertezza nelle misure. Si è applicato un filtro che eliminasse 8 anni all'estremità inferiore, disturbata dal rumore di fondo del tempo atmosferico, e 16 anni all'estremità superiore. (Fig. 4.8)
Estratto dalla tesi: Utilizzo dell'isotopo 10 del berillio come indicatore dei cambiamenti climatici