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Dal soggetto all'idolo. Evoluzione del desiderio post-moderno

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Teologia

Autore: Valerio Curzio Fasani Contatta »

Composta da 113 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 48 click dal 17/11/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Valerio Curzio Fasani

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15 l’analisi scientifica, da Cassirer partirà quella che è definibile come una sorta di “modestia ontologica”: è nei segni e nelle forme simboliche che il soggetto riconquista quella parte di mondo fenomenico che somiglia alla sua mente e pertanto può intuire, fare proprio. Nessun legame diretto tra natura e cultura, nessun passaggio obbligato e oggettivo tra un percepito e un dato: nell’umano è presente un lavorio di rielaborazione, di analisi, di assunzione soggettiva che non può lasciare il dato al puro livello dell’ “in sé”. L’essere umano si scopre simbolicamente di corsa, impossibilitato a una pausa dell’oggettivo inteso come sospensione dell’umano e assenza di risposta culturale. Il simbolico nell’umano è luogo del superamento di una certa facile immediatezza nel rapporto con la realtà: nella coscienza si produce una sorta di scarto differenziale, di distanza nella quale la simbolizzazione permette di vedere in modo altro la realtà (sarà poi compito della cultura trovare un equilibrio tra l’accadere dell’esistere, che sospende in un’eccedenza di presenza l’attività della coscienza, e l’impossibilità di allontanare il funzionamento della coscienza dall’ordine simbolico). I simboli possiedono un carattere designativo e rappresentativo. In modo più evidente rispetto ad Heidegger avviene il superamento del dominio fisico della semplice presenza, che lascia spazio all'imporsi dell'universo simbolico della rappresentazione: «Rappresentarsi un oggetto è cosa ben diversa dal semplice avervi a che fare. Per rappresentarsi una cosa non basta sapersene servire nel modo giusto per fini pratici, bisogna invece avere un'idea generale di essa e considerarla da più punti di vista in modo da scoprirne le relazioni con altri oggetti. La filosofia delle forme simboliche non vuole essere una metafisica della conoscenza, ma una fenomenologia della conoscenza. Essa assume per questo la parola “conoscenza” nel senso più ampio e più esteso. Essa comprende con questo termine non solo l’atto del concepire scientificamente e dello spiegare teoreticamente, ma qualsiasi attività spirituale in cui noi ci costruiamo un “mondo” nella sua forma caratteristica, nel suo ordine e nel suo “esser-così”. […] Di conseguenza, la filosofia delle forme simboliche non vuole, per principio, costruire una determinata teoria dogmatica dell’essenza degli oggetti e delle loro proprietà fondamentali, ma, al suo posto, cogliere e descrivere, in un paziente lavoro critico, i modi dell’oggettivazione, come essi siano propri e caratteristici dell'arte, della religione, della scienza». 13 Con un approccio simile alla fenomenologia di Husserl, Cassirer propone di analizzare le modalità di conoscenza e simbolizzazione dell’umano, per evitare di creare un piano ambiguamente oggettivo: l’oggettività non può stare nel superamento dell’attività simbolica della coscienza e nella ricezione di un sapere ultraumano che travalica la coscienza umana che si fa semplice trascrittrice di un ordine dato senza mediazione. 13 E. CASSIRER, Saggio sull'uomo. Introduzione a una filosofia della cultura, op. cit., pag. 70- 72.
Estratto dalla tesi: Dal soggetto all'idolo. Evoluzione del desiderio post-moderno