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Hikikomori: la silenziosa adolescenza

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Patrizia Leoni Contatta »

Composta da 87 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 438 click dal 17/11/2017.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Patrizia Leoni

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12 la compongono, come, “riservatezza” (enrjo), “dovere sociale” (giri), “peccato” (tsumi) e “vergogna” (haji) 12 . L'amae tuttavia ha radici profonde che risiedono principalmente sul rapporto che si instaura tra madre e figlio. Nella cultura occidentale il comportamento che si adotta nei riguardi del bambino è di abituarlo sin da subito all'indipendenza. Ciò non avviene nella cultura giapponese, dove la madre assumerà un atteggiamento di completa dedizione nei riguardi del bambino, che percepirà quell'atto materno come una cognizione del suo sacrificio e bontà, elaborando sentimenti che lo porteranno a un senso di obbligo nei suoi riguardi, che inevitabilmente trasmetterà nelle sue future relazioni sociali. Questa zona di obbligo è chiamata giri e deriva dal sentimento filiale denominato ninjo. Amae è tratto dal verbo amaeru 13 e spiega in sintesi come si induce una persona autoritaria, che sia un coniuge, un genitore o un insegnate, a prendersi cura dell'altro. L'ideale da raggiungere è il amaeru-amae, che si può tradurre come il desiderio sia di indulgenza, sia di dipendenza dall'altro. Si tratta di un obiettivo difficile da raggiugere ma a cui bisogna inevitabilmente tendere in quanto esprime l'armonia che in assoluto è la condizione da raggiungere 14 . Con il termine enryo si denomina quel tipo di rapporto privo di riservatezza che si basa sull'amicizia o l'amore, che sarà reputato di una considerevole profondità se simile a quella filiale. I tanin invece sono la tipologia di persone esclusa dal enryo, ovvero da quella complicità che scaturisce da amae che genera la diversità tra i rapporti vissuti dentro, ovvero uchi, e quelli ritenuti fuori, ovvero, soto. Il riserbo appartiene alla cerchia esterna, ovvero a ciò che c'è fuori e non appartiene a ciò che c'è dentro, riferendosi a tutto quello che non è legato alle persone di famiglia, la quale costituisce la cerchia interna 15 , dunque la possibilità di non avere alcun riserbo. Tra queste due sfere esiste una diversità che è alla base di un muro 12 Moretti S. (2010), “Hikikomori. La solitudine degli adolescenti giapponesi”. Disponibile al sito: http://www.vittimologia.it/rivista/articolo_moretti_2010-03.pdf 13 Doi T. (2002). Op. citata. 14 Doi T. (2002). Op. citata. 15 Fonte Cit.: http://www.vittimologia.it/rivista/articolo_moretti_2010-03.pdf
Estratto dalla tesi: Hikikomori: la silenziosa adolescenza