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La politica di cooperazione comunitaria negli Stati ACP: particolarità e limiti di un modello associativo.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Civiltà e Forme del Sapere

Autore: Manuel Morini Contatta »

Composta da 205 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 51 click dal 14/12/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Manuel Morini

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16 all’interno di ognuno di essi, la nascita di uno strumento di assistenza finanziaria e tecnica (coordinato dalla Banca per lo Sviluppo dell’Africa e, in minor parte, dal Fondo d’Investimento per l’Africa) e di un meccanismo di stabilizzazione per i prezzi delle materie prime. In funzione di questi obiettivi il rapporto suggeriva, infine, la fondazione di un comitato consultivo, a livello ministeriale e di una commissione permanente di coordinamento. Tale rapporto, presentato nel settembre 1957, di fatto, arrivava in ritardo, poiché nel marzo dello stesso anno, aveva luogo a Roma, la firma dei trattati istitutivi della Comunità Economica Europea e dell’Euratom. Con la nascita della CEE, si abbandonava il sogno di una comunità economica euro-africana, che, oltre ai paesi africani, abbracciasse tutte le nazioni dell’Europa occidentale, in favore di una più ristretta associazione tra i sei paesi dell’Europa comunitaria e i territori d’oltremare, TOM, sotto loro giurisdizione o amministrazione fiduciaria. 1.2. La parte IV del Trattato di Roma L’inclusione dei TOM nel Mercato Comune costituì uno dei punti di maggior discussione nel corso delle trattive tra i Sei per i trattati di Roma. Il problema delle dipendenze coloniali ad ogni modo, non fu discusso durante le prime fase dei lavori preparatori a Messina, né tantomeno dal rapporto Spaak, che prendeva in esame tutte quante le questioni inerenti al processo d’integrazione europeo. Fu solamente durante la Conferenza che si svolse a Venezia nel maggio del 1956 che la Francia, per opera del ministro degli esteri, Christian Pineau, pose la questione sul tavolo delle discussioni per la prima volta, in termini piuttosto vaghi. In seguito essa formulò proposte e indicazioni più precise, che furono ampiamente discusse durante la Conferenza dei ministri degli esteri del gennaio- febbraio 1957, senza che peraltro si raggiungesse un accordo o quantomeno un compromesso. La Francia durante i negoziati specificò in modo chiaro la sua posizione: essa non poteva permettersi di partecipare alla Comunità, senza una soddisfacente sistemazione dei TOM nell’ambito del processo di unificazione europeo. Parleremo approfonditamente nel capitolo successivo della «conditio sine qua non» francese, per adesso ci riserviamo di dire che, se il Trattato di Roma sarà approvato in seguito dall’Assemblea nazionale francese, lo si dovrà soprattutto alla parte IV del Trattato di Roma che associava al Mercato Comune Europeo i territori coloniali della Francia. Non si trattava di una concessione di
Estratto dalla tesi: La politica di cooperazione comunitaria negli Stati ACP: particolarità e limiti di un modello associativo.